Lutto importante nel mondo della ristorazione e della cucina stellata: è morta Nadia Santini, chef del ristorante Dal Pescatore.
Il mondo della cucina italiana perde una delle sue figure più rappresentative. È morta il 2 novembre, all’età di 73 anni, Nadia Santini, prima donna italiana a conquistare una Stella Michelin e protagonista di una straordinaria carriera ai vertici della cucina internazionale. Da circa vent’anni conviveva con una malattia, senza però abbandonare il lavoro e la passione per i fornelli.

Morta Nadia Santini: chef stellata del ristorante Dal Pescatore
Insieme al marito Antonio Santini era alla guida di Dal Pescatore, storico ristorante di famiglia a Runate, in provincia di Mantova, diventato un punto di riferimento dell’alta cucina. Qui aveva saputo reinterpretare le tradizioni gastronomiche mantovane attraverso una proposta raffinata, creativa e profondamente legata alle proprie origini.
La notizia della scomparsa è stata comunicata dai familiari attraverso i social. “Nadia, circondata dai suoi più cari affetti, si è addormentata nella pace ed è salita in cielo”, hanno scritto i parenti, ricordandola per la sensibilità, l’empatia e l’amore trasmessi alle persone vicine. Nel messaggio hanno sottolineato anche il suo insegnamento fatto di rigore morale, etica professionale e semplicità, concludendo con un affettuoso “Grazie Nadia, grazie Mamma”.
La carriera di successo
Nata a San Pietro Mussolino, nel Vicentino, in una famiglia di contadini, Santini aveva scoperto la passione per la cucina fin da bambina. Dopo gli studi in Scienze dell’alimentazione, aveva sviluppato ulteriormente le proprie capacità anche grazie alla suocera, conosciuta dopo l’incontro con Antonio.
La sua carriera è stata scandita da traguardi storici: la prima Stella Michelin nel 1982, la seconda nel 1988 e la terza nel 1996, mantenuta ininterrottamente fino alla sua scomparsa. Nel 2013 era stata inoltre premiata come miglior chef donna del mondo dalla rivista Restaurant nell’ambito dei World’s 50 Best Restaurants.
Definiva la propria una cucina “umanistica”, costruita attorno alla memoria, alla terra e agli affetti. A raccogliere la sua eredità professionale e familiare saranno i figli Giovanni e Alberto.