Ad Blocking, In Italia vincono i contenuti

I sistemi di Ad blocking sono usati da poco più del 10% degli utenti, secondo una recente ricerca di IAB, e soprattutto su PC.

La ricerca congiunta  “Lo stato dell’arte dell’Ad blocking in Italia” promossa da Assocom, FCP-Assointernet, Fedoweb, GroupM, IAB Italia, UPA e commissionata a Comscore e Human Highway rivela uno scenario interessante e, per alcuni versi inaspettato.

Che cos’è l’Ad Blocking?

Per chi non lo sapesse si tratta della pratica di utilizzare applicazioni o estensioni del browser per consultare le pagine web senza visualizzare la pubblicità. Una pratica che, seppur non strettamente illegale, mette ogni giorno a rischio l’esistenza di numerosi siti che offrono gratuitamente informazioni e contenuti, basando il proprio fatturato sulla pubblicità.

Lo stato dell’Ad Blocking in Italia

Dalla ricerca è emerso che il 21,9 % delle persone intervistate, fra quelle che usano Internet, fanno uso di tecnologie di ad blocking, in particolare sui computer tradizionali. Tuttavia, molti fanno un uso che viene definito tattico: attivano o disattivano le funzioni di blocco in base al sito che stanno visitando. Come risultato, mediamente, il blocchi anti pubblicità vengono usati dal 13% circa degli utenti, coinvolgendo il 15 per cento delle pagine visualizzate ogni giorno. La percentuale scende al 7,6% sui dispositivi mobili. Inoltre il 12 per cento degli intervistati ha dichiarato che potrebbe iniziare a usare applicazioni di questo tipo in futuro.

Le conseguenze dell’ ad blocking

Il dato che fa maggiormente riflettere, tuttavia, è quello relativo alla consapevolezza di quello che si sta facendo: ben il 55% degli intervistati infatti ignora quello che viene chiamato il patto pubblicitario: quell’accordo non scritto per cui gli editori e i fornitori di contenuti mettono a disposizione contenuti gratuiti in cambio dei guadagni derivati dalla pubblicità. Tradire questo patto non scritto significa, di fatto, privare i siti che consultiamo dei ricavi necessari per rendere le attività sostenibili. Come riporta l’intervista le persone invitate a riflettere su questo aspetto, si sono dimostrate maggiormente disponibili ad accettare la pubblicità in cambio dei contenuti gratis.

 

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ultimo aggiornamento: 28-09-2016

Massimiliano Monti

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