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Adriana Levi, il giallo dell’antiquaria uccisa a Milano nel 1989
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Adriana Levi, il delitto dell’antiquaria di corso Magenta: una cena di Natale e un assassino mai trovato

Polizia locale

La storia di Adriana Levi, antiquaria milanese uccisa nella notte tra il 19 e il 20 dicembre 1989 nella sua casa di corso Magenta: la cena, l’allarme, il furto simulato e il killer mai identificato.

Adriana Levi aveva 66 anni ed era una delle antiquarie più conosciute della Milano elegante. Viveva in corso Magenta 69, in un grande appartamento al piano terra, vicino al suo negozio di antiquariato, Il Cenacolo.

Era una donna colta, raffinata, circondata da amici del mondo dell’arte, della musica e della cultura. Aveva anche alle spalle una storia durissima: da giovane era sopravvissuta alla deportazione e al campo di Bergen-Belsen.

La sera del 19 dicembre 1989 aveva organizzato una cena prenatalizia in casa. C’erano alcuni ospiti, come accadeva spesso nelle sue serate milanesi. Dopo la mezzanotte, uno dopo l’altro, gli invitati andarono via. L’ultimo lasciò l’abitazione intorno alle 2. Poco dopo, tra le 2 e le 3.30, qualcuno entrò nella casa o nel negozio collegato e trasformò quella notte in un delitto mai risolto.

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Polizia – newsmondo.it

Adriana Levi: la notte del delitto in corso Magenta

Il corpo di Adriana Levi venne trovato la mattina del 20 dicembre. La donna era stata aggredita con estrema violenza: colpita al volto e alla testa, poi ferita alla gola con una lama. La scena fece pensare inizialmente a una rapina finita male, anche perché il negozio risultava messo a soqquadro e l’allarme era scattato durante la notte.

Ma molti dettagli non convincevano. Alcuni gioielli erano rimasti al loro posto, come se il furto fosse stato più un depistaggio che il vero movente. L’assassino sembrava essersi mosso con una certa sicurezza in un ambiente complesso, pieno di stanze, oggetti d’arte e possibili vie di accesso. Una delle ipotesi riguardò il passaggio dal giardino e dal muro di cinta verso via Zenale, dove venne notata un’impronta.

Le indagini furono affidate al magistrato di turno, Antonio Di Pietro, allora ancora lontano dalla notorietà nazionale di Mani Pulite. Gli investigatori cercarono di ricostruire i movimenti degli ospiti, dei collaboratori, dei conoscenti e di chi poteva sapere che in quella casa c’erano oggetti preziosi.

Le piste, i dubbi e l’archiviazione

Il movente restò il punto più fragile. Rapina, furto simulato, rancori personali, qualcuno entrato per rubare e sorpreso dalla proprietaria: ogni pista lasciava zone d’ombra. Anche l’arma non venne mai trovata con certezza. Secondo alcune ricostruzioni, l’assassino avrebbe usato sia una lama sia un oggetto contundente preso nell’abitazione o nel negozio.

Il caso venne archiviato dopo circa un anno, senza un colpevole. Nessuno fu condannato per l’omicidio di Adriana Levi. A distanza di decenni, il suo nome resta legato a uno dei grandi misteri milanesi: una donna sopravvissuta alla Shoah, uccisa nella propria casa nel cuore della città, dopo una cena tra amici, da qualcuno che riuscì a sparire senza lasciare una verità giudiziaria.

Il delitto di corso Magenta continua a colpire proprio per questo contrasto: una casa piena di arte e relazioni sociali, una vittima conosciuta e stimata, una scena piena di indizi eppure incapace di portare a un assassino.

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ultimo aggiornamento: 28 Maggio 2026 10:33

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