Afghanistan, attacco in una scuola a Kabul: 6 vittime

Afghanistan, attacco in una scuola a Kabul: 6 vittime

I media locali parlano di un attacco terroristico a Kabul, seppure non siano ancora arrivate rivendicazioni.

A Kabul, la capitale dell’Afghanistan, le bombe non smettono di cadere. Dallo scorso agosto, l’Afghanistan è nuovamente in mano ai talebani. L’ultimo gravissimo avvenimento è accaduto oggi: due esplosioni all’esterno di una scuola pubblica. Parliamo di uno degli istituti più famosi e grandi della città: la Abdul Rahim Shahid School, che ospita più di 16.000 studenti. Il bilancio attuale parla di 6 morti e 11 feriti, come minimo.

Stando a quanto riferito da alcuni media locali, si pensa ad un attacco terroristico, seppure non siano ancora arrivate rivendicazioni. L’area nella quale sono avvenute le esplosioni, come specificato dall’emittente Al Jazeera, è abitata da parecchie persone appartenenti alla minoranza degli Hazara, colpita spesso da attentati provenienti da gruppi fondamentalisti islamici, nonché oggetto di politiche discriminatorie dei talebani, che al momento governano il Paese.

Kabul

Le dichiarazioni di Save the Children

Il direttore di Save the Children Afghanistan, Chris Nyamandi, ha dichiarato quanto segue. “Siamo indignati e condanniamo fermamente l’attacco a una scuola superiore che si è verificato oggi a Kabul. Siamo profondamente addolorati dall’aver appreso che dei ragazzi sono stati feriti e potrebbero perdere la vita, nelle esplosioni”. Queste le parole del direttore di Save the Children in Afghanistan.

Tutti i bambini hanno il diritto di accedere a un’istruzione sicura. Nessuna scuola – ha inoltre detto Nyamandi – dovrebbe essere deliberatamente presa di mira e nessun minore dovrebbe temere per la sua incolumità mentre è a scuole o mentre vi si reca. I bambini in Afghanistan hanno sopportato anni di violenza. Le esplosioni di oggi seguono gli attacchi del fine settimana in cui cinque di loro hanno perso la vita. L’uccisione o la mutilazione di minori, così come gli attacchi alle scuole, sono semplicemente inaccettabili, sempre, e sono proibiti dal diritto internazionale”.