I carabinieri di Napoli hanno arrestato due giovani per il tentato omicidio di Giuseppe Orefice. L’agguato di Camorra avvenne lo scorso maggio a Castello di Cisterna.

NAPOLI – L’agguato di Camorra consumatosi lo scorso 16 maggio a Castello di Cisterna ha due responsabili materiali. I carabinieri del capoluogo partenopeo hanno infatti arrestato Marco D’ambrosio, 23 anni, e Luigi Barbareschi, 22 anni, il primo dei quali recentemente divenuto esponente di “rilievo” del locale panorama criminale.

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L’agguato al figlio del boss

La vittima della sparatoria era Giuseppe Orefice, 21enne figlio del boss Gennaro Orefice, elemento di spicco dell’omonimo gruppo camorristico. Il giovane è stato colpito gravemente da diversi proiettili: uno di questi ha raggiunto un polmone. Trasportato all’ospedale di Nola da alcuni parenti, è stato ricoverato in prognosi riservata. L’agguato è avvenuto a Castello di Cisterna, nel Napoletano, in via Nino Taranto, nel complesso di palazzine popolari noto come “legge 219”.

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Camorra, il clan Orefice

Il clan Orefice è stato un sodalizio camorristico operante nelle zone di Pollena Trocchia, Sant’Anastasia e Somma Vesuviana, con a capo Giuseppe Orefice e alleato con il Clan Sarno. La cosca, dedita a traffico di droga, estorsioni e usura, è stata guidata a lungo da Giuseppe Orefice, oggi ergastolano e recluso in regime del 41 bis. Il 27 maggio 2009 un blitz anticamorra fa scattare le manette ai polsi di 64 persone inquadrate come contigue ai gruppi criminali Sarno e Arlistico-Terracciano-Orefice. Gli inquirenti ritengono che il clan, ulteriormente danneggiato da altre operazioni anticamorra e pentimenti eccellenti, sia estinto dal 2009.

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ultimo aggiornamento: 04-08-2021


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