Alda Albini scomparve da Roccatederighi nel dicembre 2017 e fu trovata morta un mese dopo in un dirupo. Il caso è stato archiviato come non omicidio, ma resta tra i più discussi degli ultimi anni.
Ci sono casi che continuano a far discutere anche quando un fascicolo viene chiuso come per esempio quello riguardante Alda Albini. La donna, che viveva a Roccatederighi, nel Grossetano, scomparve nella notte tra il 20 e il 21 dicembre 2017. Per settimane di lei non si seppe più nulla, finché il 21 gennaio 2018 il suo corpo venne trovato in un dirupo non lontano dal borgo.
Da quel momento la sua morte è diventata un caso seguito a lungo, sospeso tra l’ipotesi dell’incidente e i dubbi di chi ha sempre pensato che quella dinamica non fosse così semplice.
La scomparsa di Alda Albini e il ritrovamento del corpo nel bosco
Alda sparì da casa nei giorni di Natale, in un paese piccolo dove la sua assenza colpì subito chi la conosceva. Le ricerche andarono avanti per giorni senza esito, finché furono tre ragazzini a trovare il corpo in una zona boscosa, nel letto di un torrente sotto un pendio ripido e coperto di vegetazione. Il cadavere era in avanzato stato di decomposizione, dettaglio che rese ancora più difficile ricostruire con precisione le ultime ore della donna.

A rendere il caso subito anomalo furono soprattutto alcuni particolari della scena. Il giorno dopo il ritrovamento del corpo venne trovata anche la borsa di Alda, in mezzo ai rovi e in un punto diverso, circostanza che alimentò molti interrogativi.
Negli anni si è discusso anche della posizione del corpo, degli occhiali ritrovati separatamente e del fatto che la dinamica apparisse poco lineare a chi sosteneva la pista dell’omicidio. Sono stati proprio questi dettagli a trasformare la morte di Alda Albini in uno dei casi più dibattuti della cronaca toscana recente.
L’archiviazione del caso e i dubbi rimasti nel tempo
Sul piano giudiziario, però, il punto decisivo è arrivato nel 2021. Il giudice ha accolto la richiesta di archiviazione della Procura di Grosseto, escludendo l’omicidio. Nel provvedimento si legge che l’ipotesi ritenuta più credibile è quella di una donna che si sarebbe addentrata nella boscaglia, avrebbe perso stabilità e sarebbe poi caduta da un’altezza di circa cinque metri, riportando una frattura vertebrale con successivo arresto cardiocircolatorio.
L’autopsia, secondo quanto richiamato nel decreto, avrebbe escluso una morte causata da terzi. Questo però non ha cancellato del tutto le perplessità . Negli anni ci sono state nuove verifiche, sopralluoghi e consulenze, e alcune ricostruzioni alternative hanno continuato a sostenere che restassero punti poco chiari.
È per questo che il nome di Alda Albini torna ancora oggi quando si parla di morti rimaste difficili da leggere fino in fondo: perché il caso è stato chiuso come non omicidio, ma nell’opinione pubblica e nei racconti successivi è rimasta l’ombra di una vicenda che molti non hanno mai considerato davvero lineare.