Aldo Brovarone: Maestro di stile e semplicità

Aldo Brovarone è stato uno di quei grandi, e all’epoca misconosciuti, “disegnatori” che hanno immaginato e poi messo su un foglio di carta le forme di quei capolavori che oggi tanto ammiriamo.

Abbiamo avuto l’onore di conoscere Aldo Brovarone in occasione della presentazione del libro scritto da Giuliano Silli ed edito da Libreria Automoclub Storico Italiano avvenuta nel contesto del concorso d’eleganza organizzato dall’ASI nella prestigiosa e suggestiva cornice del Castello del Valentino a Torino.

Ottantanove primavere, il Maestro Brovarone è ancora oggi di una modestia e semplicità disarmanti, lontane anni luce dagli atteggiamenti da “prima donna” di tanti archidesigner attuali. È addirittura meravigliato dell’interesse e dell’ammirazione che oggi suscita tra i cultori delle sue meravigliose creature. All’ora, quando le metteva giù al tecnigrafo, era per i suoi datori di lavoro semplicemente un bravo disegnatore capace di intuire i desideri del cliente e far sì che i battilastra a colpi di martello sapessero tradurli in solide carrozzerie. L’eleganza, la raffinatezza, lo stile venivano da sé. Nessuno di loro si sarebbe mai sognato di attribuirgli ufficialmente la “paternità” della linea.

Aldo Brovarone, classe 1926, inizia la sua carriera di “disegnatore” nell’immediato dopoguerra dopo essere stato internato per un anno e mezzo in un campo di lavoro tedesco. Alla ricerca di un lavoro, con un diploma di contabile in tasca, anziché cercare di entrare in banca, sottopone alcuni suoi disegni di automobili sportive, fatti per diletto, a Pietro Dusio (quello della Cisitalia) intenzionato ad aprire uno stabilimento in Argentina dove costruire vetture su commissione di Juan Peron indiscusso capo del Paese. Dusio resta favorevolmente colpito dai lavori del giovane disegnatore piemontese e gli affida il compito di disegnare il depliant illustrativo di una vettura non ancora progettata: una station wagon americaneggiante che possa piacere al dittatore argentino. Il 1° dicembre 1949 Brovarone è assunto e qualche giorno dopo parte per l’Argentina. Nel bel libro scritto da Giuliano Silli, una foto lo ritrae al tecnigrafo mentre nell’ufficio progetti della Autoar, disegna la PWO ispirata alle grosse familiari americane.

Il progetto di realizzare vetture per il mercato argentino non va però a buon fine. Il 30 aprile del 1952 Brovarone lascia l’Autoar e tornò in Italia. Qui Carlo Dusio, figlio di Pietro, ha aperto una trattativa con Henry Ford II per costruire negli stabilimenti Cisitalia di Racconigi, una quarantina di chilometri da Torino, vetture sportive Ford con in più l’inconfondibile stile italiano. La linea è affidata a Michelotti che si avvale della collaborazione di Brovarone. Carrozzata da Ghia, la 808 piace a Henry Ford II, non altrettanto ai dirigenti della Casa statunitense che si sentono minacciati ed iniziano una guerra sotterranea per limitare l’influenza degli “italiani”.

Risultato l’accordo abortisce prima di nascere. Le strade di Dusio e Brovarone si dividono. Il giovane disegnatore viene assunto nell’autunno 1953 alla Pinin Farina. Qui, sotto la supervisione di Battista “Pinin” e Sergio Farina opera un gruppo di grandi maestri (Adriano Rabbone, Francesco Salomone, Franco Martinengo) dai quali Aldo apprende la straordinaria arte di concepire le carrozzerie come opere di pura bellezza ed eleganza. Il primo lavoro che gli affidano è disegnare una berlinetta sportiva sulla meccanica della Maserati A6GCS/53. Con profonda onestà intellettuale Brovarone ammette di essere partito ispirandosi alla Cisitalia 202 di Giovanni Savonuzzi e di averla rielaborata apportando una serie di modifiche. Il risultato è un capolavoro che ancora oggi è fonte d’ispirazione per la Casa del Tridente.

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Aldo Brovarone. Maserati A6G CS/53.
Aldo Brovarone. Maserati A6G CS/53.

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ultimo aggiornamento: 28-06-2015

Enzo Caniatti

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