Aldo Brovarone: seconda parte

La storia di Aldo Brovarone, raffinato designer in un tempo in cui tale parola neppure esisteva. Quando disegnare automobili era un mestiere come un altro. La sua straordinaria testimonianza.

Il formidabile exploit fa rapidamente di Brovarone uno degli stilisti di punta della Pinin Farina. Resta tuttavia un dipendente, come tale non ha alcun contatto con i committenti che trattano e conoscono esclusivamente i Titolari (Battista e Sergio). A loro, e solo a loro, compete la scelta del bozzetto ritenuto più vicino alle aspettative del cliente. E arriva il cliente dei clienti, l’avvocato Gianni Agnelli che vuole per sé una 375 America che assolutamente non sembri il modello di serie carrozzato dalla Pinin Farina e addirittura neppure una Ferrari. Tema estremamente difficile da sviluppare. Brovarone riesce nell’intento ideando una vettura dalla fortissima personalità dove spiccano la calandra squadrata e le due pinne posteriori raccordate al padiglione. Una favolosa, “anonima” vettura di lusso.

Vetture sperimentali, prototipi, studi di modelli che entreranno in produzione, si susseguono a ritmo incessante, li trovate tutti descritti e soprattutto illustrati, con foto a colori, sul volume Stile e Raffinatezza le creazioni di Aldo Brovarone. Qui vogliamo invece presentarvi l’uomo il Maestro schivo e modesto che traspare attraverso le sue stesse parole.

«A quei tempi per noi disegnare un’automobile era un lavoro come un’altro. Ci mettevano davanti al tecnigrafo e, senza alcuna diavoleria moderna, computer eccetera, cercavamo di mettere sul foglio le nostre idee. Per disegnare i quadretti sui quali poi tracciare le linee del mascherone in scala 1: 1 usavamo come righello uno spago tirandolo da un estremo all’altro del tavolo. Questa era tutta la tecnologia di cui disponevamo. I battilastra modellavano le lamiere sui mascheroni in legno, poi assemblavano le varie parti e veniva fuori la carrozzeria. Nei primi tempi non avevano alcun riferimento in fatto di quote e misure. A un certo punto, non mi ricordo a chi di noi venne l’idea, pensammo di facilitargli il lavoro realizzando i disegni parziali delle diverse componenti con indicate quote e misure. Uno dei battilastra prese il rotolo dei disegni se lo mise in testa e cominciato a correre avanti in dietro gridando in dialetto piemontese: “ Io non ho bisogno di disegni la macchina ce l’ho in testa!”. Piano piano la tecnica si è in ogni caso evoluta, siamo passati dal disegno con la matita a quello con i gessetti colorati. Ovviamente il computer non sapevamo neanche cosa fosse. Dopo qualche anno che ero in pensione sono tornato a trovare i miei ex colleghi a Cassiano alla Pininfarina nell’ufficio dove avevo lavorato. I tavoli di allora non c’erano più sostituiti da computer, tastiere e quant’altro. Gli ho chiesto dove erano finiti i tecnigrafi. Mi hanno detto che erano in fondo a qualche magazzino, roba che non si usava più. Sono tuttavia convinto che i computer non possano fare tutto da soli. Ancora oggi un bravo disegnatore deve buttare giù la prima idea a matita su un foglio bianco come facevamo noi. Quando lo facevo io, disegnare automobili era un mestiere qualsiasi, adesso salta fuori che invece era un lavoro importante. Vi devo confessare che non lo sapevo, anche se sono contento di averlo fatto».

Leggi la prima parte

Aldo Brovarone. Dino Berlinetta Speciale.
Aldo Brovarone. Dino Berlinetta Speciale.

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ultimo aggiornamento: 28-06-2015

Enzo Caniatti

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