Alfa Romeo 1900 SSZ: il capolavoro ritrovato

Il noto collezionista Corrado Lopresto racconta uno dei suoi più straordinari ritrovamenti. Una rara e unica Alfa Romeo 1900 SSZ, abbandonata per quarant’anni in un box.

Era il 12 dicembre 2012, la gente attendeva la fine del mondo. Chi ci credeva sosteneva che l’avevano scritto i Maya nel loro calendario. Per Corrado Lopresto, architetto e collezionista era invece uno dei giorni più belli. Stava andando con Gigi, il suo fedele cagnolino, a ritirare l’ultima scoperta, una di quelle con la “S” maiuscola, anche per uno come lui che dedica la vita a raccogliere e riportare all’antico splendore i capolavori dei grandi carrozzieri italiani realizzati spesso in esemplare unico. Di “bellissime” ne aveva trovate tante ed una dopo l’altra avevano arricchito la sua straordinaria collezione, unica al mondo, ma quella poteva essere una sorta di Sacro Graal.

«Me ne aveva parlato un amico, Lorenzo Marzullo – racconta – C’era un’Alfa Romeo 1900 SSZ dalle parti di Roma, ma chi ce l’aveva non voleva venderla. L’avevo rintracciato e iniziato una lunga trattativa. Alla fine aveva ceduto. Ero ansioso di vederla. Quando si alzò la serranda del box rimasi sconcertato. L’auto non si vedeva proprio, sommersa come era da ciarpame di ogni genere. Dovetti trafficare non poco per liberarla dagli scatoloni, ferraglia varia e pile di pneumatici che letteralmente la sommergevano. Alla fine però apparve. Sebbene fosse ricoperta dalla polvere era ancora di una straordinaria bellezza. Volli subito scattare alcune foto. Guardai l’orologio, erano le 12 e 12 minuti, l’inizio della fine del mondo. Pensai che quell’auto fosse davvero per me la fine del mondo. Mi tremavano le gambe mentre armeggiavo con la fotocamera per immortalare il ritrovamento.

Il box era buio e asciutto, condizioni ideali per conservare e preservare l’auto anche se nessuno, per anni, si era preso cura di lei. Caricata l’Alfa sul carrello tornai a Milano. Qualche giorno dopo la mostrai a Paolo Di Taranto, marketing manager e responsabile degli archivi della Zagato, che rimase stupito dello stato di conservazione dell’esemplare. Gli interni erano praticamente perfetti, con solo alcuni punti del rivestimento dei sedili da sistemare: tutto era originale, persino il volante, il pomello del cambio, i pedali. Ho cambiato l’olio, l’acqua nel radiatore, ho messo una batteria nuova e ho fatto dare una sistemata ai carburatori. Non ho fatto altro e al primo giro di chiave il motore è partito.

A questo punto ho deciso di non restaurarla nel vero senso della parola, ma piuttosto di sottoporla a un trattamento conservativo. L’ho fatta smontare per ripulirne accuratamente ogni componente. I sedili sono stati lavati e rimbottiti, le parti arrugginite lucidate. Nello smontaggio ho scoperto che le cerniere del cofano erano cromate, fatto assolutamente inconsueto per una Zagato di quell’epoca. Rimontata, ha assunto un fascino tutto particolare, conservando nella sua integrità i segni della vita vissuta. Sono emersi così elementi curiosi, come la scalfittura orizzontale a metà fiancata. Paolo di Taranto mi ha confidato che Elio Zagato la volle affinché, in corsa, il fango non raggiunse i vetri imbrattandoli. Una vera finezza…».

L’esemplare (numero di telaio AR1900C01845, motore 1308.00917, un 1900 Super di 1975 cm3 montato su tutte le Zagato) fu consegnato dall’Alfa Romeo alla Zagato nel luglio 1954. Ne uscì, abbigliato a nuovo il 24 settembre per essere destinato al Grande Garage Internazionale di Lucca. La prima targa fu LU 20404 e il primo proprietario Ruggero Ricci che da gentleman driver generoso la affidò a Otello Biagiotti per partecipare, il 24 ottobre, alla Firenze-Siena, una corsa di 70 km su strada. Biagiotti vinse la sua classe e si piazzò quinto assoluto davanti a un’altra SSZ, quella guidata da Elio Zagato, il figlio di Ugo. Felice per l’affermazione, Biagiotti volle acquistare l’auto per prendere parte alla Mille Miglia ma, per ragioni sconosciute, non si presentò al via. Nel giugno del 1955 vendette l’SSZ a una lady fiorentina amante delle automobili, Maria Laura Pelliccia, che si limitò però ad utilizzarla per svago nei dintorni di Firenze. L’auto passò di mano più volte, nel ’57, nel ’63 e nel ’68, prima di essere acquistata nel 1969 da un appassionato romano che la conservò per quarant’anni in un box pieno di pneumatici usati e ferraglia varia.

Nelle foto l’esemplare allo stato del ritrovamento. Incredibili le sue condizioni di conservazione, un vero Santo Graal per ogni collezionista.

Immagini per gentile concessione di Corrado Lopresto. Foto di Roberto Carrer

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ultimo aggiornamento: 13-03-2015

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