Alfa Romeo 2300 8C: la bella del Nivola

Tra i modelli di maggior prestigio della collezione Righini spicca l’Alfa Romeo 2300 8C Monza del 1931, appartenuta a Tazio Nuvolari. Fu progettata da Vittorio Jano nel 1930.

Per mantenere la superiorità nelle competizioni della categoria sport, l’Alfa Romeo varò nel 1930 il progetto di un motore a otto cilindri, utilizzando lo stesso alesaggio e l’identica corsa del modello 6C 1750. La struttura del propulsore, che dichiarava una cilindrata di 2336 cc, fu modificata rispetto al sei cilindri per consentire di sistemare il comando della distribuzione al centro del motore con una serie di ingranaggi disposti in cascata. Il gruppo cilindri era formato da due semiblocchi in lega leggera con canne in acciaio. Il compressore fu piazzato sul lato destro. La potenza a disposizione passò dai 165 CV del 1931 ai 178 del 1932, sempre a 5400 giri/min. Il cambio era a quattro marce e la velocità rispettivamente di 210 e 225 Km/h.

Il debutto sportivo avvenne alla Mille Miglia del 1931, ma a consacrarla fu la vittoria, in quello stesso anno, di Tazio Nuvolari al GP d’Italia. Da quel momento fu soprannominata Monza. Nel corso della sua intensa attività agonistica fu allestita in varie versioni per poter prendere parte sia alle gare in circuito sia a quelle della Categoria Sport. Un esemplare in questo allestimento, con parafanghi e fari, fu utilizzato dal Nivola per dominare nel 1931 e nel 1932 la Targa Florio.

Oggi è uno dei modelli più prestigiosi della collezione Righini. Vero bolide da competizione, non cessa di affascinare per la sua incredibile linea, dove si fondono eleganza e potenza in un connubio perfetto.

Foto Paolo Maggi

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Il “chilometrico” cofano.
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Affascinante il frontale con i grandi fari in primo piano.
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Il motore arrivava a sviluppare una potenza di 178 CV.
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Gli aero-screen tipici delle vetture da corsa di quegli anni.

ultimo aggiornamento: 23-02-2015

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