Alfa Romeo Bimotore: quella del record

L’Alfa Romeo Bimotore fu realizzata nel 1935 in soli quattro mesi dalla Scuderia Ferrari a Modena. Era un mostro capace di erogare 540 CV. Nuvolari la spinse a 336 km/h.

L’Alfa Romeo Bimotore fu costruita dalla Scuderia Ferrari a Modena con l’approvazione della Direzione dell’Alfa Romeo. Lo scopo, competere con le auto tedesche nelle gare su tracciati particolarmente veloci come Tripoli, Tunisi, l’Avus e Reims. Doveva colmare il vuoto in attesa che fossero pronte le nuove vetture da corsa in preparazione all’Alfa Romeo con motore 8 cilindri da 3822 cm3 e 12 cilindri da 4064 cm3.

Dalla decisione di non lasciare troppo spazio alle tedesche alla realizzazione del primo dei due esemplari della Bimotore passarono meno di quattro mesi. Per fare presto si decise di accoppiare due motori 8 cilindri della Monoposto Tipo B 1934, con alesaggio aumentato da 68 a 71 mm e, di conseguenza cilindrata portata a 3165 cm3, eroganti ciascuno una potenza di 265 CV a 5400 giri/min. I motori, uno anteriore e l’altro posteriore, erano collegati alla frizione, posta sull’anteriore, attraverso un albero passante per il cambio. Questo era a tre marce più retromarcia. All’estremità posteriore dell’albero primario era sistemato il differenziale, dal quale partivano i due alberi obliqui di trasmissione. La sospensione anteriore era del tipo Dubonnet a ruote indipendenti, mentre posteriormente c’erano due balestre semiellittiche longitudinali collegate alla scatola del ponte attraverso un perno snodato. I bracci oscillanti imperniati sulle traverse del telaio, permettevano l’oscillazione indipendente delle ruote.

L’Alfa Romeo Bimotore fu schierata il 12 maggio 1935 al GP di Tripoli affidata a Tazio Nuvolari, Luis Chiron e Raymond Sommer. Nonostante la spaventosa potenza fosse difficile da controllare, riuscirono ad aggiudicarsi rispettivamente il quarto, il quinto e il sesto posto. All’Avus invece la Bimotore di Chiron conquistò la piazza d’onore. Tuttavia l’impresa più eclatante fu portata a termine da Tazio Nuvolari al quale fu affidata da Enzo Ferrari, a quel tempo direttore del Reparto Corse Alfa Romeo, per sfidare i record di velocità sulle basi del chilometro e del miglio lanciati. Come tracciato fu scelto un tratto della nuova autostrada Firenze-Mare. Qui il 15 giugno 1935, nonostante le condizioni meteo fossero proibitive a causa del forte vento, il Nivola volle tentare lo stesso. Incurante del vento spinse il mostro a oltre 300 km/h, ma una violenta folata di vento laterale fece sbandare paurosamente la vettura. Solo grazie alla sovrumana abilità di guida Nuvolari riuscì a riprenderne il controllo e a mantenerla in strada. Per nulla impressionato dalla brutta avventura, il Mantovano Volante volle immediatamente ritentare. Fece letteralmente “volare” il bestione conquistando i record europei alle velocità di 321,428 km/h sul chilometro lanciato in 11” e a 323,125 km/h quello sul miglio lanciato in 17”, raggiungendo i 336 km/h.

In onore di quella celebre impresa, la Maison orologiaia Eberhard & Co, legata ormai da molti anni al mondo delle auto d’epoca e all’immagine del Mantovano Volante, ha chiamato Tazio Nuvolari 336 l’ultima realizzazione in serie limitata del suo noto cronografo.

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ultimo aggiornamento: 07-04-2015

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