Alfa Romeo Giulia TZ: l’eretica

L’Alfa Romeo Giulia TZ fu realizzata in segreto dall’Auto Delta per mantenere vivo l’amore del Biscione per le corse, nonostante la dirigenza Alfa Romeo avesse deciso di abbandonarle.

Dopo il ritiro ufficiale dalle competizioni, avvenuto nel 1951, la dirigenza Alfa Romeo stroncò sul nascere ogni tentativo dei suoi tecnici di tornare nel mondo delle corse. Nonostante ciò, le vetture di serie del Biscione si prestavano facilmente ad essere trasformate da abili preparatori in auto da corsa. Nei prima anni sessanta le Giulietta, elaborate da officine esterne, si facevano valere sia in Italia sia all’estero.

Per superare il veto della direzione, il reparto esperienze dell’Alfa cercò di coinvolgere Zagato e Abarth, allo scopo di sviluppare quello noto come “progetto 105.11”: un’automobile da competizione su base Giulia. Due ingegneri innamorati delle corse e che avevano lasciato l’azienda, Carlo Chiti e Lodovico Chizzola, decisero di mettersi in proprio e di fondare a Tavagnacco

in provincia di Udine, nel marzo 1963, la Auto Delta. Lo scopo: realizzare in segreto, e al riparo degli strali della dirigenza Alfa Romeo, vetture da corsa su tale meccanica, assemblando componenti provenienti da ditte italiane e straniere. Fu così che prese forma nel maggio 1963, con carrozzeria Zagato, la Giulia TZ.

La Giulia TZ, ovvero Tubolare Zagato, fu realizzata nei primi anni Sessanta utilizzando un telaio tubolare abbinato a un motore bialbero Alfa Romeo con cilindrata di 1570 cc, il tutto rivestito da Zagato con una speciale carrozzeria aerodinamica a coda tronca.

Il propulsore era derivato da quello della Giulia TI a doppio albero a camme, alimentato con due carburatori orizzontali doppio corpo Weber da 45 DCOE. Erogava una potenza di 112 CV a 6500 giri/minuto (nel modello stradale), che arrivarono fino a 160 CV nelle versioni elaborate per le competizioni.

Il telaio era in acciaio al nickel-cromo con sezioni che variavano tra i 20 e i 30 mm e pesava circa 62 kg. Freni a disco sulle quattro ruote, cerchi ruota in lega di magnesio e sospensioni

indipendenti.

Il modello debuttò nel novembre del 1963 al Tour de Corse e seppe ben presto imporsi nella sua classe in corse impegnative come la Coppa FISA a Monza, la 12 0re di Sebring, la Targa Florio, la 1000 km del Nürbugring, la 24 Ore di Le Mans e il Tour de France, solo per citare alcune delle più celebri.

Leggi anche il test della TZ a Balocco

@foto Paolo Maggi

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Il motore, quattro cilindri bialbero, eroga 170 CV a 7500 giri/min.
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Non è un’opera d’arte moderna, ma il cofano della TZ ribaltato in avanti per favorire la massima accessibilità.
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Il nostro Simone Tacconi, vero gentleman-driver, si è calato perfettamente nella parte del pilota anni Sessanta.
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L’abitacolo, spartano ma razionale, avvolge il pilota come “un vestito di pelle”.
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Il volante, a tre razze, è correttamente dimensionato per consentire la perfetta padronanza del mezzo.
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Vista dall’interno la coda tronca finestrata ha un fascino tutto particolare.

ultimo aggiornamento: 13-02-2015

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