Alfa Romeo in F1. Boutade di Marchionne a Maranello

l’Alfa Romeo in F1. Marchionne nel classico discorso di fine anno a Maranello si lascia sfuggire la “tentazione”.

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Esistono due marchi italiani nel cuore degli appassioni di automobilismo di tutto il mondo: uno è il Cavallino Rampante della Ferrari, l’altro il Biscione dell’Alfa Romeo. Lo sa bene anche Marchionne che nel classico discorso di fine anno a Maranello butta lì, tra l’incredulità dei presenti, l’affascinante ipotesi di un rientro dell’Alfa Romeo in F1.

«È incredibile come l’Alfa Romeo sia nel cuore della gente. Ed è per questo che stiamo pensando al suo ritorno» Ha affermato il presidente della Ferrari. Di più non si è sbilanciato, anche se è parso evidente il riferimento alla Formula Uno, l’unica capace di catalizzare l’interesse del pubblico e soprattutto di generare un ritorno economico sull’immagine del marchio.

La storia dell’Alfa Romeo in F1 è parte integrante dello stesso Mondiale di Formula Uno nato nel 1950 e vinto proprio dalla Casa del Biscione con Nino Farina alla guida della GP Tipo 158, progettata nel 1938 per competere nella categoria che nel 1940 avrebbe dovuto diventare F1, programma annullato dallo scoppio del secondo conflitto mondiale. Nel 1951 al volante della GP Tipo 159 c’è Juan Manuel Fangio che si laurea campione del mondo battendo proprio la Ferrari. L’anno successivo, nonostante i due titoli vinti, l’Alfa Romeo si ritira dalle corse. Ritorno in campo alla fine degli anni Settanta ma, nonostante l’impegno di piloti e tecnici, le stagioni si susseguono deludenti, fino alla definitiva uscita di scena nel 1985.

Marchionne ha anche mandato un preciso messaggio a Bernie Ecclestone: «Se vogliono fare diventare la F1 come il NASCA in America non mi interessa. E infatti FCA non è più presente. Il motivo è semplice. Perché non vediamo alcun vantaggio dal punto di vista tecnico. Noi impariamo molto quando corriamo. Capisco benissimo il problema delle altre squadre. Ma a risolverlo ci deve pensare la FOM. Non riguarda la Ferrari, che non ha certo l’obbligo di fornire tecnologie a prezzi ridicoli».

Il contendere è la richiesta da parte della FOM e della FIA di trovare soluzioni per fornire ai team minori motori a basso prezzo. Lo scopo è mantenerli competitivi ed evitare di fare un campionato con soltanto 3 o 4 big. La sola ipotesi fa infuriare Marchionne: «L’ente regolatore non può imporre le condizioni economiche, è offensivo: noi spendiamo centinaia di milioni per produrre i motori, non possiamo essere obbligati a darli a due lire. Spetta a lui (ovvero Ecclestone), non a noi far produrre un motore in linea col regolamento e pagare il suo sviluppo».

In realtà sul piatto c’è ben più che una mera questione economica. In discussione è la leadership del padre padrone Bernie Ecclestone, detentore dei diritti, e della sua corte. Marchionne è uno che le cose non le manda a dire, già una volta ha esercitato il diritto di veto, cosa che non era mai successa. È stufo delle regole troppo complicate che mortificano lo sport, come del fatto che le scuderie abbiano scarsa voce in capitolo in uno show che in realtà sono loro a costruire e ad alimentare. Per questo ha incoraggiato General Motors e Vokswagen a scendere in campo. La boutade sul ritorno di Alfa Romeo va in questa direzione.

Sempre di più il presidente della Ferrari, e probabilmente non è il solo, immagina una Formula Uno senza l’ingombrante Bernie. Sostituirlo non sarà facile, ma forse, nelle segrete stanze, c’è già chi lavora per preparare il passaggio delle consegne.

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