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Allarme batterio mangiacarne in Italia: dove è stato trovato, rischi e sintomi
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Allarme batterio mangiacarne in Italia: dove è stato trovato, rischi e sintomi

medici indossano delle tute contro l'epidemia

Sale l’allerta anche in Italia dopo la scoperta del batterio mangiacarne nello Stretto di Messina. Cosa sta succedendo.

Non solo il nuovo allarme legato al possibile ritorno del Covid da Oriente. In Italia, l’attenzione è tutta sul batterio mangiacarne che è stato individuato nella zona dello Stretto di Messina e che sta generando non poche preoccupazioni. Ecco cosa sta succedendo, quali sono i rischi e anche quali sono i sintomi a cui fare attenzione.

corridoio di un ospedale

Allarme batterio mangiacarne in Italia: i dettagli

Il cosiddetto “batterio mangiacarne” torna al centro dell’attenzione anche in Italia. Si tratta del Vibrio vulnificus, la cui presenza è stata rilevata nelle acque dello Stretto di Messina, tra Sicilia e Calabria. Il nome con cui viene comunemente indicato può però creare confusione: il microrganismo non “mangia” letteralmente la carne, ma può, in determinate circostanze, causare infezioni particolarmente aggressive dei tessuti.

Il Vibrio vulnificus vive soprattutto nelle acque marine e salmastre, dove le temperature elevate favoriscono la sua presenza e proliferazione. Il batterio può trovarsi nelle aree costiere, nelle lagune e negli estuari e può accumularsi nei molluschi filtratori, come le ostriche. Le principali modalità di esposizione sono quindi il consumo di molluschi crudi o poco cotti e il contatto tra acqua contaminata e una ferita, anche di piccole dimensioni.

Rischi e sintomi per le persone

La rilevazione nello Stretto di Messina rappresenta un elemento da monitorare, ma non significa che fare il bagno in mare comporti automaticamente un rischio di infezione. In Europa, infatti, queste infezioni restano relativamente rare. L’aumento delle temperature marine, tuttavia, può creare condizioni favorevoli alla presenza del batterio anche in zone precedentemente meno interessate.

I sintomi dipendono dalla modalità con cui il microrganismo entra nell’organismo. Attraverso una ferita può provocare dolore, arrossamento, gonfiore e aumento della temperatura della zona colpita. Nei casi più gravi possono comparire vesciche, alterazioni del colore della pelle e secrezioni, fino a infezioni profonde come la fascite necrotizzante. Se invece l’esposizione avviene attraverso molluschi contaminati, possono manifestarsi disturbi gastrointestinali e, nelle forme più severe, un’infezione del sangue.

Per ridurre i rischi è consigliabile proteggere tagli e abrasioni, evitare che le ferite aperte entrino in contatto con acqua di mare contaminata e consumare molluschi adeguatamente cotti. In presenza di sintomi intensi o in rapido peggioramento dopo un’esposizione a rischio, è importante rivolgersi tempestivamente a un medico.

Cosa dicono gli esperti: parla Bassetti

A fornire ulteriori dettagli in merito al Vibrio vulnificus è stato Matteo Bassetti, direttore del Malattie infettive del San Martino di Genova. L’esperto ha spiegato che si tratta di “un batterio che si può prendere quando si nuota, che mangia la carne e agisce rapidamente”. Il patogeno “vive in acque costiere calde e salmose, può entrare nel corpo attraverso piccoli tagli o consumo di frutti di mare crudi, progredendo rapidamente in un’infezione mortale”.

Infatti, “sebbene le infezioni da Vibrio vulnificus siano rare, sono molto pericolose, con una letalità del 20%”. E ancora: “Il batterio può causare una fascite necrotizzante”, ossia “un’infezione grave che distrugge rapidamente la pelle e i tessuti circostanti, diffondendosi direttamente nel sangue. In quelle aree, come la Florida, occorre evitare le acque costiere calde se si hanno ferite aperte o tatuaggi appena fatti e assicurarsi che tutti i frutti di mare siano cotti a fondo”, ha detto all’Adnkronos.

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ultimo aggiornamento: 11 Agosto 2026 9:38

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