Alcuni esperti preoccupati per l’ameba mangia-cervelli: ecco come stanno le cose e gli studi. Il punto di Matteo Bassetti.
Dopo aver messo in guardia sulla peggiore epidemia influenzale del secolo, Matteo Bassetti, direttore del Malattie infettive del San Martino di Genova, ha voluto fare il punto su un altro argomento che tra gli esperti del settore, a quanto pare, sta iniziando a destare più di qualche preoccupazione: l’ameba mangia-cervelli.

Bassetti e gli studi sulle amebe mangia-cervelli
Interessante argomento trattato di recente da Matteo Bassetti sui propri canali social. Il direttore del Malattie infettive del San Martino di Genova si è soffermato su alcuni studi sulle amebe mangia-cervelli che, a quanto pare, stanno facendo preoccupare gli esperi del settore. “Alcuni scienziati sono preoccupati delle amebe, microbi resilienti che possono sopravvivere nei sistemi idrici e favorire la diffusione di infezioni mortali”, ha spiegato Bassetti.
“In un recente articolo pubblicato su Biocontaminant, i ricercatori spiegano che questi microrganismi rappresentano una crescente preoccupazione per la salute globale”, ha fatto sapere il professore. “Tra le ragioni ci sono il cambiamento climatico, il deterioramento delle infrastrutture idriche e i sistemi limitati di monitoraggio e rilevamento che consentono a questi agenti patogeni di diffondersi e persistere”.
Bassetti ha poi precisato come “le amebe sono organismi unicellulari che vivono naturalmente nel suolo e nell’acqua. La maggior parte delle specie non causa danni, ma un piccolo numero è in grado di scatenare gravi malattie. Uno degli esempi più noti è la Naegleria fowleri, comunemente chiamata ameba mangia-cervello. Questo organismo può causare un’infezione cerebrale rara ma quasi sempre fatale quando l’acqua contaminata entra nel naso, il più delle volte durante attività come il nuoto o lavaggi nasali con acqua non potabile d contaminata”.
La verità sulla pericolosità delle amebe
Il monito relativo a questi organismi riguarda la loro “capacità di sopravvivere a condizioni che uccidono molti altri microbi“, ha sottolineato Bassetti mettendo in evidenza quale sia quindi la reale pericolosità di tali organismi. “Possono tollerare temperature elevate, disinfettanti forti come il cloro e persino vivere all’interno di sistemi di distribuzione idrica che le persone ritengono sicuri. Gli autori sottolineano inoltre che le amebe agiscono come vettori nascosti per altri microbi nocivi”.
“Nascondendo batteri e virus all’interno delle loro cellule, le amebe possono proteggere questi agenti patogeni dalla disinfezione e aiutarli a persistere e diffondersi nei sistemi di acqua potabile. Questo cosiddetto effetto cavallo di Troia può anche contribuire alla diffusione della resistenza agli antibiotici. Occorre una sorveglianza più approfondita, strumenti diagnostici migliori e l’adozione di tecnologie avanzate per il trattamento delle acque per ridurre i rischi prima che si verifichino infezioni”, ha aggiunto l’esperto nel suo post Instagram.