La storia di Angelo Stazzi, ex infermiere condannato per l’omicidio di Maria Teresa Dell’Unto e per le morti di anziani nella casa di riposo Villa Alex.
Angelo Stazzi è uno dei nomi più inquietanti della cronaca nera italiana legata agli omicidi in corsia. Ex infermiere, per anni aveva lavorato nel mondo sanitario e conosceva bene farmaci, pazienti fragili e dinamiche delle strutture di cura. Proprio quella competenza, secondo la verità giudiziaria, venne trasformata in uno strumento di morte.
Il primo caso accertato riguarda Maria Teresa Dell’Unto, infermiera del Policlinico Gemelli di Roma. La donna scomparve nel 2001 e per anni la sua vicenda rimase sospesa tra ipotesi di allontanamento volontario e mistero. Solo nel 2009 il caso venne riaperto con decisione: Stazzi, ex collega della donna, fu arrestato e confessò di averla uccisa, indicando anche il luogo in cui aveva nascosto il corpo.

Angelo Stazzi: Maria Teresa Dell’Unto e il corpo nascosto per anni
Maria Teresa Dell’Unto uscì di casa e non fece più ritorno. Dopo la scomparsa arrivarono messaggi e segnali che sembravano costruiti per far credere a un allontanamento volontario. La pista, però, col tempo mostrò troppe crepe. Le indagini sui tabulati, sui rapporti economici e sui contatti tra la donna e Stazzi portarono gli investigatori verso l’ex infermiere.
Quando venne fermato, Stazzi ammise l’omicidio e accompagnò gli inquirenti nel punto in cui aveva occultato i resti. Per quel delitto fu poi condannato a 24 anni di carcere. Ma proprio mentre la vicenda di Maria Teresa arrivava alla verità, emerse un quadro ancora più pesante.
Villa Alex, l’insulina e la condanna all’ergastolo
Stazzi aveva lavorato anche nella casa di riposo Villa Alex, a Sant’Angelo Romano, alle porte di Roma. Qui, tra il 2008 e il 2009, diversi anziani morirono in circostanze sospette. Secondo l’accusa e poi secondo le sentenze, alcune morti furono provocate con somministrazioni massicce di insulina a pazienti non diabetici, in alcuni casi insieme ad altri farmaci.
Il processo lo trasformò definitivamente nell’“Angelo della morte”, espressione usata dai media per raccontare il paradosso di un infermiere chiamato a proteggere persone fragili e invece condannato per averne causato la morte. Nel 2014 arrivò l’ergastolo per cinque dei sette decessi contestati in primo grado. Nel 2016 la Cassazione rese definitiva la condanna al carcere a vita.
Il caso Angelo Stazzi resta una storia di fiducia tradita: una collega fatta sparire per anni, anziani affidati alle cure di una struttura e una lunga scia di sospetti trasformata, almeno in parte, in verità giudiziaria.