Tre anni dalla morte di Giulio Regeni. E la verità è ancora lontana

Tre anni dalla morte di Giulio Regeni. E la verità è ancora lontana

Anniversario del rapimento e dell’uccisione di Giulio Regeni: tre anni senza risposte e troppa omertà. La verità è ancora lontana.

Era il 2016 quando Giulio Regeni, in Egitto per una ricerca per l’Università di Cambridge, venne rapito e brutalmente ucciso aprendo uno dei casi diplomatici più scottanti degli anni recenti.

Giulio Regeni

Omicidio di Giulio Regeni: troppe domande e poche risposte

Giulio Regeni venne rapito il 25 gennaio 2016, il suo cadavere fu ritrovato solo il 3 febbraio, in prossimità di una prigione dei servizi segreti egiziani. A denunciare la scomparsa del ragazzo sarebbe stata una sua amica studentessa.

I segni sul corpo del giovane non lasciano dubbi agli inquirenti (quelli italiani): Giulio è stato torturato. Inizialmente si guarda ai rapporti del giovane italiano con i sindacati egiziani, poi gli inquirenti iniziano a battere la pista dell’omicidio commesso dai servizi segreti egiziani, forse convinti che Giulio fosse una spia italiana.

In tre anni si sono sommate troppe domande senza risposta e la posizione del governo egiziano, che rifiuta di collaborare, crea uno stato di doloroso stallo e preoccupante mancanza di giustizia.

fonte foto https://twitter.com/foisluca84

Omicidio Giulio Regeni, il tweet del premier Conte

Il premier Conte con un tweet ha voluto ricordare Giulio Regeni con la lettera inviata al presidente di Amnesty International: “Tre anni di attesa della verità sono lunghi, sono troppi. Nel mio ruolo di presidente del consiglio sento fortemente la responsabilità a far sì che sia resa finalmente giustizia sulla tragica fine di Giulio Regeni. E’ impegno del governo e mio di infrangere il muro di silenzio che impedisce di individuare i responsabili di un’azione assurda e criminale. Esprimo il mio apprezzamento verso l’iniziaiva di Amnesty International per ricordare la sua scomparsa. Accenderò anche io simbolicamente una candela per essere vicino ai suoi genitori e nel contempo assicuro che ogni iniziativa non sarà risparmiata per il perseguimento della verità e della giustizia“.

Di seguito il tweet del premier Giuseppe Conte

Omicidio di Giulio Regeni, le indagini

Le prime frizioni tra le autorità italiane e quelle egiziane emergono sin dai primi giorni. Se per l’Italia sono evidenti sul corpo mutilato di Giulio i segni di un omicidio atroce e finalizzato a uno scopo da parte dell’assassino, l’Egitto rilancia l’ipotesi dell’incidente stradale negando la presenza di ferite da arma da taglio.

La seconda carta giocata dalla polizia egiziana è quella dell’omicidio passionale, riconducibile a una presunta relazione omosessuale intrattenuta da Regeni.

All’Italia vengono inizialmente negati i tabulati telefonici e le immagini delle videocamere di sorveglianza installate nella zona dove il giovane è stato rapito.

Gli investigatori italiani possono interrogare i testimoni ma solo per pochi minuti e solo dopo gli interrogatori della polizia egiziana.

Una prima svolta risale al 2016, quando le autorità egiziane concedono i tabulati agli investigatori italiani. Nello stesso anno la magistratura egiziana ammette che Giulio Regeni era stato al centro di un’indagine da parte della polizia egiziana.

Chi era Giulio Regeni

Scambiato forse per una spia dai servizi segreti egiziani, Giulio Regeni era semplicemente uno studente italiano nato a Trieste il 15 gennaio 1988.

Si trasferì negli Stati Uniti ancora minorenne per motivi di studio e inizia un percorso personale e professionale encomiabile. Lavora presso l’ONU occupandosi dello sviluppo industriale.

Si trovava in Egitto per un lavoro di ricerca legato al suo dottorando presso l’Università di Cambridge ma non avrebbe mai portato a termine il suo lavoro sui sindacati in Egitto.