Guida: Anticipo del TFR. I soggetti coinvolti nella richiesta di anticipo del Trattamento di Fine Rapporto e relative leggi.

Legge e TFR

In tema di legge, nel caso dell’anticipazione del TFR, la normativa a cui si fa riferimento è la 297 del 1982. Tale legge riguarda le quote che vengono concesse sull’anticipo. La quota massima richiedibile è del 70% rispetto all’importo maturato e accantonato del Trattamento di Fine Rapporto.

Chi eroga l’anticipo del TFR può essere o l’ente pensionistico di riferimento o il fondo pensione a cui il lavoratore ha aderito.

Il 70% come quota massima richiedibile sull’anticipo del TFR maturato, può essere comunque superata in casi di contrattazione collettiva o nei casi di accordi individuali.

Il datore di lavoro può anche erogare su base annua, degli anticipi del 10% ai dipendenti che avanzano questa richiesta, tale regola vale per un massimo di lavoratori dipendenti del 4% sul totale dei dipendenti impiegati nella medesima realtà lavorativa aziendale.

La legge dice anche che l’anticipo del TFR può essere richiesto dopo aver maturato 8 anni di servizio con il medesimo datore di lavoro, una sola volta nella misura della quota massima, ma più volte in caso di documentazione che ne attesti il bisogno effettivo e in successive quote fino ad un massimo complessivo del 70%. Chi eroga sono appunto gli enti o i privati sopra esposti ma su richiesta del lavoratore che deve presentare domanda al datore di lavoro affinché si possa procedere a tale elargizione maturata e accantonata negli 8 anni precedenti alla richiesta.

I soggetti coinvolti nell’erogazione dell’anticipo del TFR sono:

  • Lavoratori dipendenti pubblici o privati con almeno 8 anni di contributi accantonati
  • Datori di lavoro
  • Enti predisposti all’amministrazione del Trattamento di Fine Rapporto

Vi sono casi nei quali il lavoratore per cause di servizio o al di fuori dello stesso muore, e in questi casi il TFR accumulato e accantonato nel corso del suo percorso lavorativo spetta al coniuge, ai figli se erano a suo carico, ai parenti fino al terzo grado, agli affini entro il secondo grado.

Se il lavoratore non ha eredi allora la normativa prescrive il rinvio alle norme relative alla successione legittima.

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