Apple compra gli hacker che hanno bucato il suo firmware

Se Apple compra gli hacker, di solito c’è una buona ragione. In questo caso, li ha messi a lavorare sui propri dispositivi per migliorare la sicurezza.

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Se un gruppo di ricercatori crea un worm in grado di danneggiare potenzialmente una fetta importante dei dispositivi di un’azienda, questa cosa potrebbe fare? Apple compra gli hacker che ci hanno lavorato, o per meglio dire acquisisce l’intera azienda, e la trasforma in una propria unità di ricerca sulla sicurezza. In pratica, la versione della Silicon Valley del vecchio detto “Se non puoi combatterli, unisciti a loro“. Le cose in questo caso non sono andate in modo molto diverso. Ad agosto infatti alcuni ricercatori hanno individuato una vulnerabilità nel firmware, una delle parti più basilari e importanti dei dispositivi elettronici. Questo problema si manifestava con i computer Mac: bastava inviare un semplice collegamento preparato ad arte per rovinare in modo permanente i computer.

Contro un attacco di questo tipo, non serve nemmeno reinstallare il sistema. In questo caso però i ricercatori, evidentemente hacker white hat, cioè non intenzionati a fare danni, hanno prima di tutto avvisato l’azienda, mostrando privatamente il funzionamento del loro worm. In questo modo Apple ha potuto risolvere il problema prima che altri lo venissero a sapere.

Apple compra gli hacker e li mette al lavoro

Il silenzio è stato remunerativo per LegbaCore, l’azienda che ha scoperto la vulnerabilità: nemmeno due mesi dopo aver scoperto Thunderstrike 2, il nome dato a questo attacco, l’azienda è stata acquisita da Apple per lavorare, come dice il fondatore Xeno Kovah, alla “sicurezza a basso livello”.

Insomma, un colpo di fortuna per tutti: per Apple, che ha avuto la possibilità di risolvere il problema senza danni, e per i ricercatori di LegbaCore, che sono entrati in una delle aziende più importanti del mercato dalla porta principale.