Arrigo Candela è il nome legato a una serie di omicidi tra Piemonte e Francia all’inizio degli anni Novanta. Ex guardia giurata, fu condannato all’ergastolo in Francia e morì in carcere nel 2007.
Ci sono figure criminali come quella di Arrigo Candela che restano impresse non solo per il numero delle vittime, ma per il modo in cui riescono a sfuggire a lungo a una lettura chiara. Ex guardia giurata di Baldissero Canavese, appassionato di armi e sopravvivenza, venne soprannominato il “Rambo di Baldissero”. Il suo nome è stato poi collegato a una lunga scia di delitti tra Piemonte e Francia all’inizio degli anni Novanta, in una storia che mescola agguati, rapine, fuga oltreconfine e un arresto arrivato solo dopo l’omicidio di un poliziotto francese.
Arrigo Candela: i delitti in Piemonte e il profilo del killer
Secondo le ricostruzioni emerse negli anni, Candela fu collegato a diversi omicidi commessi tra il 1990 e il 1992. Tra i casi più citati ci sono il duplice delitto di Aldo Bruno e Felicina Brugiafreddo, uccisi a fucilate nel camper dell’uomo a Crissolo il 17 ottobre 1990, quello del fioraio Emiliano Cecco, freddato nel suo furgone a Cuneo il 18 settembre 1991, e il duplice omicidio dei coniugi Vincenzo Pilone e Luigina Podio, trovati morti in un bosco di Mazzè mentre raccoglievano funghi. Il 21 gennaio 1992 venne poi ucciso a colpi di pistola anche Carmine Gatta, titolare di una ferramenta e suo amico d’infanzia, colpito in un agguato sotto casa.

A rendere il quadro ancora più inquietante fu proprio il modo di colpire: vittime incontrate in contesti diversi, omicidi portati a termine con armi da fuoco e una freddezza che fece pensare a un uomo abituato a muoversi armato e a considerare le persone come bersagli. Nelle ricostruzioni giornalistiche più recenti, Candela viene descritto come una figura ossessionata dalle armi, dalla mimetizzazione e da una sorta di immaginario paramilitare che gli aveva fatto guadagnare quel soprannome rimasto poi incollato alla sua storia.
La fuga in Francia, l’omicidio del poliziotto e la condanna
Dopo i delitti piemontesi, Candela si spostò in Bretagna con la moglie, dove mise a segno anche diverse rapine in banca. Il passaggio decisivo arrivò il 17 settembre 1992 a Redon, quando, dopo una rapina, venne inseguito dal poliziotto municipale Michel Macé. Candela gli sparò e lo uccise con diversi colpi di pistola vicino a una scuola elementare. Scattò così una vasta caccia all’uomo, con centinaia di agenti ed elicotteri, che si concluse dopo tre giorni con il suo arresto.
Fu la Francia a processarlo e condannarlo. Nel 1996 arrivò l’ergastolo per l’omicidio di Michel Macé, insieme ad altre pene legate alle rapine commesse sul territorio francese. L’Italia non riuscì invece a giudicarlo per i delitti attribuiti in Piemonte, anche perché le autorità francesi non ne concessero l’estradizione.
Arrigo Candela è morto in carcere nel 2007, chiudendo così una vicenda rimasta impressa come una delle più oscure tra quelle legate alla cronaca nera del Nord Italia: un uomo partito da un paese del Canavese e finito per lasciare dietro di sé sangue, paura e molte ferite mai dimenticate.