Assegno unico, cosa cambia dopo le elezioni?

Assegno unico, cosa cambia dopo le elezioni?

All’inizio del 2022, è stato introdotto l’assegno unico. Si tratta di un sussidio con lo scopo di aiutare economicamente le famiglie.

Il governo ha stanziato dall’inizio del 2022 oltre sei miliardi di euro per attuare il provvedimento sull’assegno unico per i figli a carico. Ma cosa succederà al provvedimento dopo le elezioni politiche del 25 settembre?

A quali famiglie è destinato l’assegno unico

Il numero delle famiglie italiane che percepiscono la quota minima di 50 euro al mese, toccano la soglia del 23%. All’inizio del 2022, è stato introdotto, nel mese di gennaio, l’assegno unico e universale. Si tratta di un sussidio promulgato dal governo con lo scopo di aiutare economicamente le famiglie italiane.

Ad oggi, l’assegno va da un minimo di 50 euro fino a un massimo di 175 euro se l’Isee è inferiore ai 15 mila euro. Il sostegno economico verrà assicurato a partire dal settimo mese di gravidanza, fino al raggiungimento dei diciotto anni da parte di ciascun figlio. In situazioni particolari verrà riconosciuto fino ai 21 anni d’età.

A partire dal prossimo 1° gennaio 2023, l’assegno unico sarà indicizzato all’inflazione. Ciò comporta una rivalutazione che potrebbe portare il valore dell’assegno mensile dagli attuali 175 euro a 190 euro per chi ha un Isee fino a 15mila euro.

Fratelli d’Italia

Da parte sua, Fratelli d’Italia ha proposto un aumento della misura, “una proposta semplice e responsabile e magari qualche giovane coppia penserà con meno timore all’idea di mettere al mondo dei figli”. L’aumento comporterà l’utilizzo di una parte delle risorse destinate “alle decine e decine di miliardi buttati attualmente in bonus inutili”. Lo ha riferito Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia.

La Lega

Matteo Salvini ha invece osservato: “Non c’è alcun dubbioche la legge più avanzata per la famiglia, quella che sta dando i migliori risultati al livello europeo, è quella dell’Ungheria. Ma non lo dico perché c’è Orban, se fosse in Francia direi in Francia”.

Esistono “tantissimi aiuti, incentivi economici veri: la donna dopo il terzo figlio è un soggetto fiscale molto ridotto, dal quarto figlio non lo è più, insomma la flat tax applicata alle famiglie. E poi ci sono congedi parentali estesi addirittura anche ai nonni”.

Partito Democratico

Il PD non è dello stesso avviso. La capogruppo alla Camera Debora Serracchiani: “Ci dobbiamo aspettare anche queste proposte che, al contrario di ciò che serve veramente alle donne e alle famiglie (tutte le famiglie), sembra solo riportare a decenni addietro e a negare molti diritti che per Salvini evidentemente non sono scontati”.

E continua: “Cosa altro può significare ad esempio: ‘Esenzione a vita dalla tassa sui redditi per tutte le donne che partoriscano e si prendano cura di almeno 4 figli’ oppure “prestito a interessi ridotti di 31.500 euro per le donne under 40 che si sposano per la prima volta; un terzo del debito verrà estinto alla nascita del secondo figlio e gli interessi verranno cancellati alla nascita del terzogenito”? La solita destra che, questa volta con Salvini, vuole portare indietro le lancette della storia”.