L’attacco hacker alla Regione Lazio sarebbe avvenuto tramite il pc dell’impiegato in smart working utilizzato.

ROMA – L’attacco hacker alla Regione Lazio sarebbe avvenuto tramite il pc dell’impiegato in smart working, ma ad utilizzarlo non era il dipendente. Secondo quanto riferito dal Corriere della Sera, il computer è stato utilizzato dal figlio durante la notte.

La Polizia Postale sa continuando ad indagare e nelle prossime ore potrebbe ascoltare il giovane. Prima, però, vuole risalire ai responsabili del ransomware che ha colpito la Regione Lazio e solo successivamente si potrà ricostruire realmente cosa sia successo. Una vicenda che ha ancora diversi punti da chiarire e per questo motivo si preferisce mantenere il massimo riserbo.

I dati non sono stati violati

I dati non sarebbero stati violati almeno per quanto riguarda le persone vaccinate. “Tutti i dati relativi alla oltre 7 milioni di somministrazioni eseguite – ha detto l’assessore D’Amato – sono in nostro possesso e nessun dato dell’anagrafe vaccinale regionale è stato sottratto, come nessun alto dato sanitario“.

Intanto, le autorità locali sono al lavoro per ripristinare tutti i servizi. Il sistema riguardante le prenotazione dei vaccini è ritornata in funzione, mentre “entro la fine della prossima settimana sarà riattivato il Cup“. La situazione, quindi, sembra essere destinata a tornare alla normalità in poco tempo.

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Colao: “Il Governo si è mosso in modo deciso sulla sicurezza”

Sicurezza online al centro anche del G20 sulla Scienza. Il ministro Colao in conferenza stampa, riportato da Lapresse, ha ribadito l’impegno del Governo su questo tema. “Sull’argomento sicurezza – le sue parole – mi infervoro perché è un tema che mi è stato caro da anni, ma posso dire che ci siamo mossi in maniera molto decisa con l’agenzia della cyber sicurezza, mente che non appartiene all’aria dei servizi ma alla sicurezza dello Stato che aiuterà le aziende private, le pubbliche e le istituzioni a mantenersi sicure“.


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