Auto Avio 815: la Ferrari senza nome

La Auto Avio Costruzioni 815 fu la prima vettura realizzata da Enzo Ferrari su commissione di due gentlemen drivers. Il contratto con Alfa Romeo gli impedì di chiamarla Ferrari.

Negli anni prima della guerra Alberto Ascari e Rangoni Machiavelli chiesero a Enzo Ferrari una vettura con cui disputare la Mille Miglia del 1940. All’epoca il Drake era legato a doppio filo dal contratto stipulato con l’Alfa Romeo quando nel 1938 aveva accettato di trasferirsi a Milano per dirigere la neonata Alfa Corse. Dopo pochi mesi però, a causa dei dissapori con il tecnico Wifredo Ricart, aveva sbattuto la porta e lasciato il Portello. Con una sostanziosa liquidazione era tornato a Modena, intenzionato a rimettere in piedi la sua Scuderia. Una clausola capestro del contratto firmato con l’Alfa gli impediva però di usare, per quattro anni, il nome Ferrari per qualsiasi attività automobilistica. Abilmente aveva aggirato il divieto fondando il 1°settembre 1939 la Auto Avio Costruzioni con lo scopo di realizzare piccoli motori a quattro cilindri contrapposti per gli aerei scuola della Regia Aeronautica.

La proposta di Ascari e Rangoni era però troppo alettante per lasciarla perdere. Nacque così il progetto chiamato 815 (8 cilindri, 1,5 litri di cilindrata). Per evitare ogni contestazione da parte di Alfa Romeo, venne impiegato il telaio della Fiat 508C e fu utilizzato il maggior numero possibile di componenti della Casa torinese. La carrozzeria fu affidata alla Touring Superleggera, chiedendo ai dirigenti milanesi che – fatte salve le caratteristiche di aerodinamica, leggerezza e robustezza -, si capisse, anche senza marchio, che era opera della Ferrari.

Il 28 aprile 1940, mentre in Europa già tuonavano i cannoni, Alberto Ascari, in coppia con Giovanni Minozzi, e il marchese Lotario Rangoni Machiavelli, in coppia con Enrico Nardi, presero il via da Brescia al volante delle loro fiammanti Auto Avio Costruzioni 815, denominate più semplicemente modello Brescia. Nessuno dei due equipaggi giunse al traguardo, ma per Enzo Ferrari era giunto il momento di entrare nella leggenda dei grandi costruttori d’auto.

Riportata all’antico splendore la Auto Avio 815 lascia ancora oggi senza fiato ed è giustamente il fiore all’occhiello della straordinaria collezione di Mario Righini.

Foto Paolo Maggi

Il posteriore ha una linea, oseremmo dire, voluttuosa.
Il posteriore ha una linea, oseremmo dire, voluttuosa.
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La guida è a destra. Notare il volante a tre razze di generose dimensioni e lo specchio retrovisore.
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Due posti sufficientemente confortevoli per consentire lunghe ore di guida.
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Sulla carrozzeria il simbolo del celebre Atelier milanese.
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Bellissimi i cerchi a raggi con l’elegante gallettone.
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In bella vista la sigla 815, ovvero otto cilindri, 1,5 litri di cilindrata.
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Il pratico baule porta attrezzi ed effetti personali.
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Il motore a otto cilindri. Affascinanti i cornetti dei carburatori.
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La targhetta di identificazione certifica l’originalità dell’esemplare.

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ultimo aggiornamento: 19-02-2015

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