Auto elettrica: il sogno infranto

Dal sogno alla cruda realtà. L’auto elettrica ha le batterie scariche. Resta una chimera. Le previsioni d’inizio secolo non si sono avverate e difficilmente si avvereranno nei prossimi anni.

I maître a pensée d’inizio secolo sostenevano che in Italia nel 2020 circoleranno 3,5 milioni di veicoli elettrici. Per poter raggiungere una simile cifra, in soli cinque anni, sarebbe indispensabile che non meno del 50% delle vetture del segmento “A”, ovvero le piccole, e almeno il 20% di quella del segmento “B”, cioè le medie, vendute ogni anno, pari complessivamente a circa 300mila unità, fosse a trazione elettrica. A queste occorrerebbe aggiungere almeno un altro 25% rappresentato dai veicoli immatricolati dalle flotte aziendali, pari a circa 70mila unità. Ma non basterebbe senza l’apporto delle amministrazioni comunali. Quanto meno i capoluoghi di provincia dovrebbero dotarsi di un servizio di car sharing elettrico articolato su una flotta di almeno 20mila veicoli.

Non è difficile capire che si tratta di fantasticherie o, se si preferisce, pie illusioni. Tanto più se si considera che le infrastrutture necessarie per incentivare e agevolare l’impiego dei veicoli elettrici sono a dire poco “al palo”. Ad oggi le colonnine di ricarica installate sono poco più di 500. Più della metà, poi, sono collocate a Milano, Firenze e Roma, con intere regioni elettricamente inesistenti. In Norvergia, considerata la nazione europea con la più alta concentrazione di veicoli elettrici, pari al 3% del parco circolante. il rapporto tra mezzi a trazione elettrica e colonnine pubbliche di ricarica è di circa 4 a 1. Per eguagliarlo occorrerebbe installare non meno di 100mila colonnine. Un numero enorme, un traguardo irraggiungibile, anche se il Governo Renzi decidesse di varare il più audace e dispendioso piano per la elettrificazione dell’intera rete stradale. Peraltro, non è previsto, ne esiste nulla del genere. Da sottolineare che in ogni caso difficilmente si supererebbero le 350.000 unità, cioè il 15% di quei 3,5 milioni favoleggiati a inizio secolo. Pertanto, nonostante il fantastico, incredibile risultato, un colossale fiasco per la green mobility in salsa nazionale.

Le cose non vanno meglio fuori da casa nostra. Nelle nazioni “faro” europee, come Francia, Gran Bretagna e Germania, l’auto elettrica è decisamente più diffusa che da noi, ma non si può certo parlare di “straordinario” successo. Persino negli Stati Uniti l’auto elettrica stenta a farsi strada. La Volt della General Motors, che tra l’altro non è totalmente elettrica, entrata sul mercato nel 2010, con la prospettiva di una produzione di 60.000 vetture l’anno, ha a malapena raggiunto le 10.000 unità. I problemi sono sempre gli stessi: peso e capienza delle batterie, prezzo elevato soprattutto in rapporto alle possibilità di utilizzo.

Allo stato attuale è possibile utilizzare l’auto elettrica soltanto in città o su percorsi medio-brevi casa-ufficio-casa, ben inteso se in entrambi i luoghi c’è modo di effettuare la ricarica. Sono perfette ovviamente per il car sharing urbano e come veicoli d’appoggio aziendali. Ne è auspicabile il massiccio impiego da parte delle amministrazioni comunali, ma da qui a sostituire i mezzi con propulsore termico la strada è ancora lunga.

Al prossimo salone di Ginevra sono certo che vedremo la solita parata di modelli e prototipi elettrici, ci saranno convegni e simposi, saranno spesi paroloni e fiumi d’inchiostro sulla mobilità sostenibile e le green car, poi però, alla fine, il “vecchio”, caro motore a pistoni finirà ancora una volta per trionfare sia alla mostra sia nel cuore degli appassionati.

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ultimo aggiornamento: 14-02-2015

Enzo Caniatti

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