Quando Baggio vestì rossonero…

Il biennio milanista di Roberto Baggio, il Divin Codino, bandiera di tutti e di nessuno: un’icona del calcio italiano.

chiudi

Caricamento Player...

Baggio Milan – “Baggio è una nevicata scesa da una porta aperta nel Cielo“, sentenziava anni fa Lucio Dalla, tifoso bolognese doc. Definizione che riassume con l’animo poetico del cantautore la grandezza di Roby, il Divin Codino, uno dei 10 più amati del calcio italiano. Un giocatore tanto forte quanto poco fortunato, rispettato da tutti ma non sinonimo di vittoria. Di lui Maradona affermava che non è mai arrivato a sviluppare del tutto le sue potenzialità. Al Milan ne sanno qualcosa. Ripercorriamo insieme il suo biennio con la maglia del Diavolo.

Baggio Milan: un connubio vincente a metà

Baggio Milan, prima stagione. Reduce da una parentesi di cinque stagioni e numerosi successi con la Juventus, parentesi impreziosita dalla vittoria del Pallone d’oro nel 1993, Baggio arrivò al Milan il 2 luglio del 1995, voluto fortemente da Faboi Capello. Il suo cartellino costò 18 miliardi, a lui fu garantito un triennale da 2 miliardi a stagione. L’inizio non fu dei più convincenti, dato che già il 2 ottobre venne fermato da un infortunio alla coscia. Tuttavia, riuscì a conquistare al primo colpo lo scudetto, andando anche a segno su rigore nella decisiva vittoria contro la Fiorentina per 3-1, che decretò il ritorno del Tricolore  a Milano. Nonostante il minutaggio finale più che discreto, il rapporto con Don Fabio non risultò dei migliori. Il suo bottino personale fu comunque di 10 gol in 34 presenze tra campionato e coppe.

Baggio Milan, seconda stagione. La sua seconda annata in rossonero avrebbe dovuto essere quella della consacrazione, con l’arrivo sulla panchina del club meneghino dell’uruguaiano Oscar Washington Tabarez. Quest’ultimo tuttavia dichiarò fin da subito di vedere in George Weah il perno del proprio attacco. Tra vari esperimenti, Baggio finì anche per fare il regista a centrocampo in un 4-4-2 non certo di contenimento. Dopo un inizio da titolare inamovibile, i risultati non eccellenti della squadra lo portarono a perdere il posto in favore di Marco Simone. L’esonero di Tabarez non costituì a un miglioramento delle cose per il Divin Codino, che ritrovò in panchina Arrigo Sacchi, con cui il rapporto era andato deteriorandosi durante il Mondiale americano del 1994. Nell’aprile del ’97 la frattura tra i due si aggravò, quando dopo una striscia fin troppo lunga di panchine Baggio rifiutò l’invito dell’allenatore a scaldarsi per entrare in campo durante un match tra Milan e Juventus. Alla fine il calciatore scese in campo nei minuti finali, convinto dal vice di Sacchi, Carmignani. Ma la rottura tra tecnico e attaccante era ormai insanabile. Al termine di un campionato sofferto, chiuso all’undicesimo posto, Sacchi lasciò di nuovo la panchina, sostituito da Capello. Di male in peggio per Baggio che, totalmente escluso dall’ambiente, decise di trasferirsi al Bologna per 5,5 miliardi, chiudendo così una delle parentesi più sofferte della sua vita con 19 gol in 67 presenze totali. Troppo poco per uno dei talenti più fulgidi che il nostro calcio abbia mai conosciuto.