Scoperti abusi terribili ai danni di una bambina di 8 anni violentata “ogni settimana” sul lettone della casa dei nonni.
Sei anni di reclusione per violenza sessuale aggravata. È la condanna inflitta in primo grado a un uomo di 64 anni, residente in provincia di Sondrio, accusato di aver abusato della nipotina, una bambina di appena 8 anni. I fatti contestati sarebbero avvenuti tra l’estate del 2023 e l’aprile del 2024, quando la bambina trascorreva alcune notti a casa dei nonni. Si tratta dell’ennesimo episodio di abusi verso una povera vittima dopo il recente ai danni di una ragazza, violentata in un parcheggio.

Bambina di 8 anni violentata a casa dei nonni: i fatti
L’uomo, nonno paterno della piccola, è stato giudicato con il rito abbreviato, che in caso di condanna prevede una riduzione della pena di un terzo. Secondo la ricostruzione accusatoria, avrebbe approfittato della vicinanza durante il riposo notturno per compiere ripetutamente atti di natura sessuale nei confronti della nipote.
La bambina dormiva nello stesso letto con entrambi i nonni. Proprio in quelle circostanze, stando alle contestazioni, si sarebbero verificati gli episodi, con una frequenza che sarebbe stata settimanale. Le condotte contestate non si sarebbero limitate alle ore notturne, ma avrebbero riguardato anche altri momenti trascorsi nell’abitazione degli anziani.
Il dettaglio macabro
Un aspetto particolarmente grave della vicenda riguarda le reazioni della bambina. La piccola avrebbe manifestato più volte il proprio dissenso, cercando di allontanare l’uomo e chiedendogli di interrompere quei comportamenti. Nonostante le sue opposizioni, secondo l’accusa, gli abusi sarebbero proseguiti.
All’imputato erano contestati i reati previsti dagli articoli 609 bis e 609 ter del codice penale, relativi alla violenza sessuale e alle circostanze aggravanti. Tra queste, l’abuso del rapporto di ospitalità e dell’ascendente esercitato sulla vittima, oltre alla minore età della bambina, che non aveva ancora compiuto dieci anni.
Le generalità del 64enne non sono state diffuse per tutelare l’identità della piccola. La sentenza è di primo grado.