Benevento-Milan: la partita del riscatto si è trasformata in un incubo difficile da scrollarsi di dosso.

A parole Benevento-Milan doveva essere un altro tipo di gara per i rossoneri, inutile girarci intorno. La Strega è ormai da tempo che, seppur non premiata dai punti, ha iniziato a mettere in apprensione squadre come l’Inter, vero, ma sulla carta non doveva esserci partita. Solitamente dopo un avvicendamento in panchina succede qualcosa all’interno dello spogliatoio, a Milanello invece tutto è rimasto immobile. In campo gli stessi undici di Montella, più o meno gli stessi moduli di Montella e l’atteggiamento rinunciatario da parte dei giocatori che rappresenta una delle caratteristiche principali del Milan 2017-2018.

La mancanza di coraggio

La prima tirata d’orecchie Gattuso l’ha presa dal suo amico e maestro Carlo Ancelotti (Ancelotti: “Gattuso affondasse con le sue idee) il quale ha chiesto coraggio e grinta a Rino: tradotto, quella con il Benevento poteva essere la partita giusta per perdere giocando ad esempio con un nuovo modulo o con nuovi giocatori. Così è inutile, si è persa una settimana di lavoro.

Pressing basso e poca voglia di osare sono state le cose che più sono saltate all’occhio dei tifosi rossoneri. L’espulsione di Alessio Romagnoli nel finale poi ha fatto il resto spingendo Gattuso a ridisegnare il Milan con un assetto tattico decisamente difensivo, mossa della disperazione nel tentativo di portare a casa l’unica cosa che contava: i tre punti. Il destino poi ha dato appuntamento a Brignoli al 94′ minuto e Benevento-Milan si è trasformata in un incubo per i rossoneri.

Morale sotto ai tacchetti

Come emerso dalle dichiarazioni di Gattuso e da quelle di Leonardo Bonucci, l’entusiasmo e la determinazione hanno ora lascito il posto alla grande delusione, a una depressione difficile da curare. In bocca al lupo Rino, ora serve un miracolo…

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ultimo aggiornamento: 04-12-2017


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