A seguito del riesame, sembra chiaro che Marta Ghilardini rappresenti ora l’ago della bilancia circa il giallo di Toano.

Difatti, rotto il tacito patto familiare ed addebitando le responsabilità a figlia e genero, la sua deposizione ha sicuramente ricoperto un ruolo decisivo per i giudici di Bologna. In questa direzione, il Tribunale del Riesame  ha accolto l’appello della Procura, circa la misura della custodia cautelare in carcere per i coniugi Guida.

Dunque, per Silvia Pedrazzini, figlia di Beppe e Riccardo Guida, marito della prima, potranno aprirsi presto le porte del carcere. Tutto preventivabile. Quando ci si interfaccia con atteggiamenti criminali che contemplano più di un componente della stessa famiglia e si rompe l’ingranaggio, l’indagine prende la giusta direzione. In altri termini, le risorse investigative si incanalano verso coloro che hanno mostrato determinate caratteristiche comportamentali.

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In questo senso, le dichiarazioni spontanee rese dalla donna, hanno mandato in frantumi il piano diabolico di figlia e genero. Un verbo, frantumare, che sarà sicuramente familiare a Riccardo. L’uomo, difatti, dopo la confessione della suocera ha rilasciato molteplici interviste nelle quali, incalzato dai giornalisti che chiedevano come Beppe potesse essere finito nel pozzo, utilizzava sempre la stessa frase ad effetto: “Parlare di come Beppe è finito nel pozzo equivale a raccontare la storia della seconda guerra mondiale partendo dalla bomba di Hiroshima”.

Perché, secondo il suo ragionamento, spiegare la caduta del suocero nel pozzo significava partire dalla fine del racconto. Mentre, dal suo punto di vista, ci sarebbe stato molto altro. Il tentativo dell’uomo era evidentemente quello di virare nuovamente l’attenzione su Marta. Tentativo maldestro, come dimostra l’intervenuta risposta dei giudici del riesame.

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ultimo aggiornamento: 21-07-2022


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