Lukasz Urban: è questo il nome dell’autista polacco che ha combattuto contro il killer della strage di Berlino.

Mentre prosegue la caccia al vero attentatore, ancora in fuga, i media parlano di Lukasz Urban, soprannominato il “gigante buono”. L’uomo ha tentato di lottare contro l’attentatore, che voleva lanciare il camion sulla folla del mercatino di Natale. Ha provato senza successo a deviare il percorso volto dall’attentatore, aggrappandosi al volante. Sono stati minuti concitati per l’uomo, che era imponente con il suo peso di 120 chili: ha cercato di scansare i colpi di coltello del suo assalitore e ha lottato molto prima di essere ucciso. Alla fine, è morto per i colpi di pistola del killer, poi scappato nella confusione.

Segni di violenza

Sul corpo dell’uomo sono state trovate numerose coltellate, che hanno dimostrato la sua estenuante lotta per avere la meglio sul killer. Una lotta che, come ci racconta la cronaca di quel tremendo giorno, alla fine è stata inutile. Il camion è stato lanciato sulla folla, provocando morti e decine di feriti gravi.

Il proprietario della ditta a cui apparteneva il camion, Ariel Zurawski, aveva espresso estreme perplessità sul fatto che fosse stato il cugino, Lukasz Urban, a compiere la strage:

“Non so cosa gli sia successo. Lui è mio cugino, lo conosco fin dall’infanzia. garantisco per lui.”

E ancora:

“Sul corpo di mio cugino c’erano molti segni di violenza, tumefazioni, anche una ferita da taglio. Ma parliamo di un uomo alto più di un metro e ottanta che pesava 120 chili, una sola persona non avrebbe potuto aver ragione di lui (…) Si vedevano sul corpo segni che era stato picchiato. Il viso era insanguinato, tumefatto. C’era anche una ferita da taglio. La polizia mi ha detto che c’era anche una ferita da arma da fuoco”.

A Zurawski è toccato l’ingrato compito di riconoscere il corpo del cugino attraverso una foto.

Si cerca tunisino

Al momento si cerca un ventenne tunisino, Anis A.: i suoi documenti sono stati ritrovati nel tir.

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