Il bonus padri separati verrà firmato nei prossimi giorni dalla ministra alla Giustizia, alle Pari opportunità e dal ministro all’Economia.

Nuovo bonus padri separati in difficoltà, mancano tre firme per l’approvazione. Si tratta di un assegno dal valore massimo di 800 euro al mese per un anno per un totale di 9.600 euro. La misura riguarda i genitori che non riescono a pagare l’assegno di mantenimento ai propri figli.

Difatti, in seguito alla pandemia da Covid-19, gli stipendi sono decisamente calati in alcuni settori. Il decreto attuativo costerà alle casse dello Stato italiano 10 milioni di euro. Il provvedimento è ancora in fase di approvazione: mancano ancora tre firme, inoltre la misura verrà modificata in quanto in una prima stesura risultava essere discriminatoria. Il bonus padri in difficoltà è apparso per la prima volta all’interno del decreto Sostegni approvato nel maggio del 2021.

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A chi spetta

In una prima versione del testo, la misura spettava solo a coloro che risultavano essere separati o divorziati. In questo modo, il provvedimento escludeva le coppie di fatto. Un altro problema era il fatto che era il genitore a percepire il bonus, e non il figlio beneficiario.

Il governo ha riscritto per intero il testo per evitare che, un genitore in difficoltà, decidesse deliberatamente di tenersi il bonus per sé. Con la modifica all’interno del testo il governo ha inserito alcuni emendamenti.

A firmare la procedura nei prossimi giorni la ministra alla Giustizia, Marta Cartabia, alle Pari opportunità e famiglia, Elena Bonetti, ed il ministro all’Economia Daniele Franco. Secondo quanto stabilito dal testo, i soldi spettano al genitore «che deve provvedere al mantenimento proprio e dei figli minori, nonché dei figli maggiorenni portatori di handicap grave, conviventi, che non abbia ricevuto, del tutto o in parte, l’assegno di mantenimento a causa dell’inadempienza del genitore».

Per ottenere il bonus il reddito deve essere «inferiore o uguale» a 8.174 euro nell’anno in cui si chiede. Ne può usufruire il padre, tenuto a pagare gli alimenti, «che ha ridotto o sospeso la propria attività lavorativa a decorrere dall’8 marzo 2020 per una durata minima di 90 giorno o per una riduzione del reddito di almeno il 30% rispetto a quello percepito nel 2019».

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ultimo aggiornamento: 01-08-2022


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