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Brighton Trunk Murders, i due omicidi delle donne nelle valigie
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Brighton Trunk Murders, i due omicidi delle donne nascoste nelle valigie

Uomo di spalle che regge un'ascia.

La storia dei Brighton Trunk Murders, i due omicidi che sconvolsero l’Inghilterra nel 1934. Il ritrovamento dei corpi, il processo a Tony Mancini e la confessione arrivata quarant’anni dopo.

Nell’estate del 1934, la cittadina balneare inglese di Brighton fu sconvolta dal ritrovamento dei corpi di due donne nascosti all’interno di grandi bauli. I delitti, conosciuti come “Brighton Trunk Murders”, divennero due dei casi più discussi della cronaca britannica degli anni Trenta.

Le scoperte avvennero a poche settimane di distanza, ma riguardavano due omicidi distinti, per i quali non è mai stato dimostrato un collegamento.

Una delle vittime rimase senza identità, mentre l’altra venne riconosciuta come Violette Kaye, una donna di 42 anni il cui compagno sarebbe stato processato e assolto, salvo poi dichiarare decenni dopo di averla uccisa.

Uomo incappucciato nell'oscurità che fa il gesto del silenzio con l'indice.
Sagoma di un uomo con cappuccio nell’ombra che fa segno di tacere. – newsmondo.it

Il primo cadavere nella stazione di Brighton

Il 17 giugno 1934, un dipendente della stazione ferroviaria di Brighton avvertì un odore insopportabile provenire da un baule depositato nell’ufficio bagagli.

Quando gli agenti aprirono il contenitore, scoprirono il torso di una donna, avvolto in carta e materiali utilizzati per occultare i resti.

Il giorno successivo, alla stazione londinese di King’s Cross, venne rinvenuta un’altra valigia contenente due gambe. Gli accertamenti stabilirono che appartenevano alla stessa persona.

L’autopsia, eseguita dal celebre patologo Sir Bernard Spilsbury, stabilì che la vittima aveva circa 25 anni ed era incinta di quattro o cinque mesi.

La testa e le altre parti mancanti del corpo non furono mai recuperate.

Gli investigatori esaminarono centinaia di denunce di scomparsa e cercarono collegamenti con strutture sanitarie e persone che praticavano aborti clandestini.

Nonostante le indagini, la donna non venne identificata e il suo assassino rimase sconosciuto.

Il corpo di Violette Kaye e l’incredibile confessione del 1976

Il 15 luglio 1934, durante gli accertamenti legati al primo delitto, la polizia scoprì un secondo cadavere in un baule custodito nell’abitazione al 52 di Kemp Street, a Brighton.

La vittima era Violette Kaye, conosciuta anche come Violet Saunders, un’ex ballerina che si prostituiva e viveva con Tony Mancini, un uomo più giovane con precedenti penali.

Kaye era scomparsa nel maggio precedente, dopo un litigio con il compagno.

L’autopsia indicò che la donna era morta a causa di un violento colpo alla testa, probabilmente provocato da un martello.

Mancini venne arrestato e accusato dell’omicidio. Durante il processo sostenne di aver trovato la compagna già morta e di averne nascosto il cadavere perché temeva di essere accusato ingiustamente.

Il suo avvocato, Norman Birkett, contestò le prove dell’accusa, prospettando anche la possibilità che la donna fosse morta accidentalmente dopo una caduta.

Il 14 dicembre 1934, dopo poco più di due ore di deliberazione, la giuria dichiarò Tony Mancini non colpevole.

La vicenda sembrava così conclusa, ma nel 1976 arrivò un nuovo sviluppo.

In un’intervista al giornale britannico News of the World, Mancini dichiarò di aver ucciso Violette Kaye durante un violento litigio, sostenendo di averle lanciato contro un martello.

Le autorità valutarono le dichiarazioni, ma l’uomo non venne nuovamente processato per l’omicidio del quale era già stato assolto.

Anche per la prima vittima non emersero responsabilità a suo carico.

I Brighton Trunk Murders rimasero così due casi profondamente diversi: uno segnato da un’assoluzione e da una successiva confessione extragiudiziale, l’altro da una vittima mai identificata e da un assassino mai scoperto.

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ultimo aggiornamento: 25 Ottobre 2026 21:25

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