Il riordino delle accise sui carburanti porterĂ un extragettito di 1,2 miliardi in cinque anni. Come cambieranno le tasse.
Negli ultimi anni, la politica fiscale sui carburanti ha subito numerose modifiche, con l’obiettivo di bilanciare il gettito statale e ridurre gli impatti ambientali. Uno dei provvedimenti piĂ¹ recenti riguarda il riordino delle accise, un intervento mirato a riequilibrare le tasse tra benzina e diesel, due combustibili fondamentali per la mobilitĂ privata e commerciale.

Un cambiamento graduale per ridurre gli squilibri
Attualmente, l’accisa sulla benzina è piĂ¹ alta rispetto a quella sul diesel, ma quest’ultimo viene consumato in quantitĂ nettamente superiori, soprattutto nei settori dei trasporti e dell’agricoltura. Questa disparitĂ ha generato un dibattito su un possibile riallineamento delle imposte, considerando anche l’impatto ambientale dei due carburanti.
Il governo ha deciso di intervenire con un piano graduale: il Consiglio dei ministri, il 13 marzo, ha approvato un decreto legislativo che prevede l’aumento progressivo delle accise sul diesel e la contemporanea riduzione di quelle sulla benzina. Questo processo avverrĂ nell’arco di cinque anni, con un incremento o una riduzione che varierĂ tra 1 e 1,5 centesimi al litro ogni anno.
L’obiettivo principale è quello di eliminare gradualmente i sussidi ambientalmente dannosi, ovvero quelle agevolazioni fiscali che incentivano l’uso di combustibili piĂ¹ inquinanti. Tuttavia, alcuni settori strategici, come il trasporto merci e l’agricoltura, saranno esentati dall’aumento dell’accisa sul diesel, per evitare ripercussioni economiche negative.
Un extragettito di 1,2 miliardi per lo Stato
La riforma avrĂ un impatto diretto sulle casse dello Stato. Secondo i calcoli dell’Unione energie per la mobilitĂ (Unem), il riordino delle accise genererĂ un extragettito complessivo di 1,2 miliardi di euro nell’arco di cinque anni. Questo risultato deriva dalla differenza tra gli 1,93 miliardi di euro incassati dall’aumento delle accise sul diesel e la perdita di 830 milioni dovuta alla riduzione delle tasse sulla benzina.
Una parte significativa di queste nuove entrate, circa il 50%, sarĂ destinata al rinnovo contrattuale degli autoferrotranvieri, una categoria che da tempo attende aggiornamenti nelle condizioni lavorative ed economiche.
Con questa manovra, il governo punta non solo a riequilibrare la tassazione tra i carburanti, ma anche a garantire nuove risorse per il settore dei trasporti, senza incidere in modo eccessivo sulle fasce piĂ¹ deboli dell’economia.