Casalino (Cisal): riforma delle pensioni, regime fiscale penalizza gli statali

Un diverso regime fiscale più vantaggioso per i lavoratori meno per gli statali

La riforma delle pensioni targata Roberto Maroni nel 2004 aveva delegato il Governo a emanare entro il 21 settembre dell’anno successivo due decreti in tema di previdenza complementare, uno per i lavoratori privati e un altro per i dipendenti pubblici. “L’ha fatto per i privati, si è dimenticato di farlo per i pubblici”, dice Lucio Casalino, esperto di pensioni, già dirigente Inps e attualmente consigliere nazionale della Cisal e professore a contratto all’università Federico II di Napoli, in una videointervista ad Askanews.

Questa dimenticanza ha creato un diverso regime fiscale “più vantaggioso per i lavoratori privati che aderiscono ai fondi pensione” e, invece, meno favorevole agli statali. La tassazione della pensione in forma di rendita per i pubblici è ordinaria con aliquote Irpef marginali e sostitutive (cinque scaglioni dal 23 al 43%); per i privati è prevista una tassazione con imposta sostitutiva del 15% e fino al 9% con 35 anni di iscrizione al fondo.

“E’ un tema molto importante – prosegue Casalino – parliamo della seconda gamba del sistema obbligatorio. Non avendo adottato il decreto per i pubblici si sono creati due sistemi fiscali differenti”. Secondo il consigliere nazionale della Cisal si tratta di una cosa “improponibile” e per certi versi “incostituzionale”.

Fonte: www.askanews.it

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ultimo aggiornamento: 22-12-2016

Davide Corrado

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