Caso Mollicone, nessun collegamento con Cianfarani

Caso Mollicone, nessun collegamento con Cianfarani

Dalle indagini, Cianfarani non avrebbe a che fare con questo crimine: il caso di Mollicone resta ancora senza un colpevole.

Dopo l’assoluzione dei cinque imputati Mottola, accusati dell’omicidio di Serena Mollicone, studentessa 18enne uccisa ad Arce nel 2001, le indagini sono continuate su piste diverse. La Procura di Cassino aveva fatto chiarezza sul possibile legame che avrebbe potuto avere col delitto di Serena, il muratore Tonino Cianfarani accusato di omicidio.

giudice imputato tribunale

Il caso Mollicone

L’allora 18enne Serena Mollicone, nel 2001 frequentava l’ultimo anno del liceo pedagogico di Sora. Improvvisamente il 1° giugno scomparì ad Arce, e il suo cadavere fu poi ritrovato solo due giorni dopo nel bosco di Fonte Cupa, nel comune di Fontana Liri.

Inizialmente la famiglia Mottola (Franco Mottola, sua moglie e suo figlio) fu accusata di omicidio volontario in concorso e occultamento di cadavere. Sarebbe stati loro, secondo le prime informazioni, a portare Serena, ancora viva, nel bosco di Fonte Cupa, dove poi fu ritrovata morta con piedi legati dalle fascette e un sacchetto di plastica intorno alla testa.

La pista Cianfarani

Lo scorso luglio però, la corte di assise di Cassino ha depositato le motivazioni per cui ha deciso di assolvere la famiglia Mottola dalle accuse. Secondo quanto si legge nella sentenza “non sono stati provati molti degli asseriti depistaggi che secondo l’accusa il maresciallo Mottola avrebbe compiuto in sede di prime indagini”.

Fu proprio la difesa della famiglia Mottola a parlare di un possibile coinvolgimento di Tonino Cianfarani (processato e condannato a 25 anni di reclusione per l’omicidio della 37enne Samanta Fava nel 2020), nella scomparsa di Serena in quel giugno di ormai 22 anni fa. Al centro delle indagini, il metodo di uccidere e di occultare il cadavere: ma le impronte digitali trovate sul nastro adesivo utilizzato per avvolgere la testa della studentessa non avevano nessuna corrispondenza con le impronte digitali di Cianfarani.

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