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Caso Omar Raddad: “Omar m’a tuer”, il delitto di Ghislaine Marchal
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Caso Omar Raddad: “Omar m’a tuer”, DNA e il delitto di Ghislaine Marchal

un uomo della polizia scientifica analizza la scena del crimine

Nel 1991 Ghislaine Marchal fu trovata assassinata nella sua villa di Mougins. La scritta “Omar m’a tuer” portò alla condanna del giardiniere Omar Raddad, che continua a proclamarsi innocente.

Il 24 giugno 1991, la sessantacinquenne Ghislaine Marchal venne trovata morta nella cantina della sua villa di Mougins, vicino Cannes. Era stata violentemente aggredita il giorno precedente. Su due porte gli investigatori trovarono, tracciate con il suo sangue, le frasi “OMAR M’A TUER” e una seconda iscrizione incompleta, “OMAR M’A T…”. I sospetti si concentrarono immediatamente sul suo giardiniere marocchino, Omar Raddad.

Polizia scena del crimine
Polizia scena del crimine – newsmondo.it

Omar Raddad: la scritta di sangue e una condanna senza prova materiale decisiva

Raddad negò sempre di avere ucciso Marchal. L’accusa sostenne che avesse bisogno di denaro e che la vittima avesse indicato personalmente il proprio assassino prima di morire.

Il dossier presentava però elementi controversi. Sul vestiario di Raddad non vennero trovate tracce genetiche della vittima e le analisi delle sue scarpe individuarono solo quantità minime di sedimenti compatibili con la cantina, spiegabili anche con il suo lavoro nella proprietà. Inoltre, alcune superfici potenzialmente utili non erano state sottoposte ad adeguate ricerche delle impronte digitali.

Rimanevano soprattutto le iscrizioni. La celebre forma grammaticalmente errata “Omar m’a tuer”, invece di “Omar m’a tuée”, alimentò discussioni sulla loro autenticità.

Il 2 febbraio 1994, la Corte d’Assise delle Alpi Marittime dichiarò comunque Raddad colpevole e lo condannò a 18 anni di reclusione. Il ricorso in Cassazione venne respinto nel 1995.

La grazia, gli ADN sconosciuti e le revisioni respinte

Nel 1996, il presidente francese Jacques Chirac concesse a Raddad una grazia parziale. Nel settembre 1998 uscì dal carcere dopo oltre sette anni di detenzione. La grazia, però, non cancellò la condanna e non equivalse a un’assoluzione.

Le successive analisi alimentarono nuovi dubbi. Sulle porte furono individuate tracce di DNA maschile non appartenente a Raddad. Ulteriori esami svolti dal 2015 evidenziarono quattro profili maschili sconosciuti; un esperto ritenne possibile che alcune tracce fossero state depositate al momento dei fatti.

Questo non bastò alla giustizia francese. Una prima richiesta di revisione venne respinta nel 2002. Una seconda, presentata nel 2021 sulla base dei nuovi elementi genetici, fu definitivamente respinta dalla commissione d’istruzione della Corte di revisione il 13 ottobre 2022.

Raddad continua a proclamarsi innocente. Al 2026, la condanna del 1994 resta quindi valida e nessun altro responsabile è stato giudiziariamente identificato.

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ultimo aggiornamento: 9 Ottobre 2026 13:14

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