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Cayetano Domingo Grossi: il primo serial killer argentino
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Cayetano Domingo Grossi: il primo serial killer documentato della storia argentina

nastro che delimita una scena del crimine

La storia di Cayetano Domingo Grossi, il carrettiere italiano condannato per l’uccisione di tre neonati a Buenos Aires e fucilato il 6 aprile 1900.

Cayetano Domingo Grossi è ricordato come il primo assassino seriale documentato della storia argentina. Nato nel 1854 a Bonifati, in Calabria, emigrò a Buenos Aires nel 1878, lasciando in Italia la moglie e due figli. Nella capitale argentina svolse diversi lavori ambulanti prima di diventare carrettiere nella zona di Retiro.

Grossi andò a vivere con Rosa Ponce de Nicola e con le figlie della donna. Secondo la ricostruzione giudiziaria, sottopose almeno due delle giovani, Clara e Catalina, a ripetuti abusi sessuali. Diversi bambini nati da quelle violenze scomparvero subito dopo il parto.

Le indagini collegarono Grossi ai resti di neonati trovati tra il 1896 e il 1898 in una discarica di Buenos Aires e nella stanza in cui viveva la famiglia. La giustizia accertò la sua responsabilità per tre infanticidi. Altre morti furono ipotizzate durante l’inchiesta, ma non entrarono nello stesso modo nel perimetro probatorio della sentenza.

Condannato alla pena capitale dal giudice Ernesto Madero, Grossi venne fucilato nella Penitenziaria Nazionale di avenida Las Heras la mattina del 6 aprile 1900.

Scena del crimine
Scena del crimine

Cayetano Domingo Grossi: i resti nella discarica e il neonato nascosto sotto il letto

Il primo ritrovamento risale al 29 maggio 1896. In una discarica vennero recuperati i resti smembrati di una neonata, il cui cranio presentava una frattura mortale. L’indagine non riuscì inizialmente a stabilire né l’identità della bambina né il nome dell’assassino.

Il 5 maggio 1898, nello stesso luogo, venne trovato il corpo di un altro neonato. Era avvolto in stoffe, vecchi indumenti e parti di un abito maschile. L’autopsia stabilì che il bambino era nato vivo e che era stato strangolato. Proprio gli oggetti utilizzati per avvolgere il corpo permisero agli investigatori di ricostruire il percorso dei rifiuti e di arrivare alla famiglia di Grossi.

Gli agenti raggiunsero l’abitazione di calle Artes 1438, oggi parte di calle Carlos Pellegrini. I vicini raccontarono di aver visto le figlie di Rosa in stato di gravidanza, senza che dopo i parti comparissero bambini nella casa. Grossi sosteneva che i neonati fossero stati portati in un istituto per l’infanzia.

Il 10 maggio 1898, durante la perquisizione della stanza, sotto un letto venne trovata una latta contenente il corpo di un neonato avvolto nella tela. Attorno al collo erano ancora visibili il fazzoletto e il nodo utilizzati per strangolarlo. La scoperta determinò l’arresto di Grossi e trasformò i precedenti ritrovamenti in una serie di omicidi collegati.

Durante gli interrogatori, Grossi fornì versioni contrastanti. Prima negò di essere il padre dei bambini, poi ammise di essersi liberato di uno dei corpi, accusando le donne della famiglia di essere responsabili delle morti. Clara e Catalina indicarono invece lui come l’uomo che assisteva ai parti e portava via i neonati subito dopo la nascita.

La condanna a morte e il fucile puntato nel cortile del carcere

Il 20 dicembre 1898, il giudice Ernesto Madero pronunciò la condanna a morte. Nelle motivazioni escluse che Grossi avesse agito per nascondere le gravidanze, già note nel quartiere, e individuò alla base dei delitti la volontà di non mantenere altri bambini e la violenza esercitata sulla famiglia.

Anche Rosa, Clara e Catalina vennero condannate per avere occultato gli omicidi. La pena iniziale fu di tre anni di reclusione per tutte; quella di Catalina venne successivamente ridotta a due anni. Le sentenze mostrano anche le condizioni in cui vivevano le donne: sottoposte al dominio di Grossi, ma allo stesso tempo giudicate penalmente responsabili per non aver denunciato e impedito le morti.

La condanna capitale venne confermata il 5 aprile 1900. Il presidente Julio Argentino Roca autorizzò l’impiego del reparto militare necessario per eseguire la sentenza. Nelle ore precedenti al fusilamento Grossi ricevette assistenza religiosa nella cappella della Penitenziaria Nazionale e incontrò alcuni dei propri figli.

Alle 8 del mattino del 6 aprile 1900, venne condotto nel cortile del carcere, legato a una sedia e bendato. Continuò a proclamarsi innocente e ad attribuire i delitti alle donne che lo avevano accusato. Il plotone sparò, poi un sottufficiale eseguì il colpo finale previsto dal protocollo.

La sua esecuzione venne raccontata dalla rivista Caras y Caretas e documentata da immagini conservate negli archivi argentini. La fotografia di Grossi assistito dal sacerdote prima della morte è attribuita all’Archivo General de la Nación. La vicenda rimase uno dei primi grandi casi criminali della Buenos Aires moderna: tre neonati uccisi secondo la sentenza, una famiglia segnata dalla violenza e una pena capitale eseguita nel cuore della città.

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ultimo aggiornamento: 13 Luglio 2026 11:11

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