Il 2 aprile 1921 l’Armenia entrava a far parte dell’Urss, in seguito all’occupazione sovietica. L’indipendenza fu ritrovata nel 1991.

Un secolo fa l’Armenia veniva assoggettata all’Unione Sovietica. Dopo appena tre anni di indipendenza, il territorio finì sotto l’egemonia di Mosca.

Tra Turchia e Russia

Per secoli, il territorio situato nel cuore del Caucaso è stato conteso tra impero ottomano e impero russo. Tra il 1915 e il 1916 si consumò il cosiddetto “genocidio degli armeni“, nel corso del quale furono uccise circa un milione e mezzo di persone.
Durante la Rivoluzione Russa, nel settembre 1917 si tenne la convenzione di Tbilisi in cui si elesse un Consiglio Nazionale Armeno. Tuttavia, la firma del patto russo-ottomano del 1º gennaio 1918 permise al pascià Vehib di attaccare la nuova Repubblica Federale Democratica Transcaucasica, cui dal 28 maggio succedette la Prima Repubblica di Armenia (o “Prima Repubblica Armena”), con l’appoggio di irregolari curdi e successivamente dei Tatari dell’Azerbaigian.

L’Armenia nell’Urss

Tuttavia, l’indipendenza fu di breve durata. Prima la sconfitta militare contro i turchi (Trattato di Alexandropol), poi l’invasione da parte delle truppe bolsceviche russe minarono l’autonomia del popolo armeno. E così il 2 aprile 1921 la bandiera a strisce orizzontali rosso, blu e arancio fu ammainata. Immediatamente, fu costituita la Repubblica Socialista Sovietica di Armenia. L’indipendenza fu ritrovata nel 1991, con la dissoluzione dell’Urss.

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