Non solo emergenza caro energia, ma anche storica criticità, punto su cui nell’ultima campagna elettorale nessun partito si è espresso.

Tutti i partiti avrebbero fatto finta di niente, come se il problema non esistesse. Invece, lo sanno bene le tantissime Pmi implicate, il problema esiste eccome. Stiamo parlando dello stock dei debiti commerciali di parte corrente della Pubblica amministrazione che ammonta, stando alle ultime stime, a 55,6 miliardi di euro. In sintesi, lo Stato centrale e le sue articolazioni periferiche continuano ‘colpevolmente’ a non pagare i propri fornitori, caratterizzati per lo più da Pmi e quando lo fanno, questo avviene con grave ritardo rispetto ai tempi di pagamento previsti dalla legge. A ritornare sul tema, l’Ufficio studi della Cgia.

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Le commesse della Pa

In Italia le commesse della Pa ai privati ammontano in totale a circa 150 miliardi di euro all’anno e il numero delle imprese fornitrici si aggira attorno a un milione. Per quanto riguarda l’Indicatore di Tempestività dei Pagamenti, l’Ufficio studi della Cgia ha redatto una scheda dove ha elencato gli enti che nel 2021 hanno pagato i propri fornitori non rispettando le disposizioni di legge in materia di tempi di pagamento. Tra i ministeri, quello meno pronto a saldare le fatture ricevute è stato l’Interno con un Itp pari a +67,09; questo significa che il Viminale liquida i propri fornitori con oltre 2 mesi di ritardo rispetto alla scadenza prevista dal contratto. Seguono le Politiche agricole con +42,28 e la Difesa con +32,75.

Tra le amministrazioni regionali, i maggiori ritardi nel saldare i pagamenti si sono registrati in Abruzzo con 62 giorni oltre la scadenza contrattuale, in Basilicata con 39,57 e in Campania con un ritardo medio di 9,74 giorni.

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ultimo aggiornamento: 02-10-2022


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