Aveva subito diversi episodi di bullismo dai suoi compagni di scuola, perciò Chiara aveva deciso anche di abbandonare gli studi.

Chiara era una giovane di 19 anni suicidatasi a causa delle violenze psicologiche subite all’interno del contesto scolastico. A causa dei bulli, la giovane aveva deciso di lasciare la scuola. Dopo aver trascorso un periodo in comunità, la 19enne aveva fatto rientro a casa, ma qualcosa non andava.

La giovane ha deciso di togliersi la vita perché – a suo dire – non riusciva ad essere sé stessa. La tragedia è avvenuta a Piscinola, a Napoli. Chiara si è tolta la vita dentro la sua stessa casa, quando sua mamma non c’era.

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Aveva subito diversi episodi di bullismo da parte dei suoi compagni di scuola, e proprio per questo motivo aveva deciso di abbandonare gli studi. «Mi ridicolizzavano, non ce la facevo più», aveva detto. Poi, all’età di 17 anni aveva deciso di rivolgersi agli operatori del Gay Center di Roma.

In una lettera, Chiara aveva spiegato la sua terribile sofferenza interiore, vittima di una società che non l’ha accettata per ciò che era. «Perché devo soffrire se voglio mettere un rossetto e truccarmi? A volte mi chiedo cosa ci sia di sbagliato in me. In fondo sono sempre un essere umano. Io mi sento una donna, voglio riconoscermi, vestirmi da femmina e non da maschio. Vorrei avere più spazio, essere tranquilla e non avere paura. Mi sento in un labirinto senza uscita».

E continua: «Cosa c’è di male o di sbagliato se voglio uscire con una gonna o un vestitino? Mi rivolgono frasi violente, aggressive. Non mi sento al sicuro». Alessandra Rossi, la responsabile del Gay Help Line, aveva seguito il caso della 19enne, e l’aveva anche aiutata a sporgere denuncia presso l’Osservatorio interforze del ministero degli Interni contro gli atti discriminatori.

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Le richieste d’aiuto della ragazza

La sua stessa famiglia, in un primo momento non era riuscita ad accettare la vera identità di Chiara. Così la giovane era stata accolta in una comunità per minori a rischio. All’età di 18 anni, la ragazza aveva fatto rientro a casa, e nel frattempo anche la sua famiglia ha fatto un percorso per accettare il cambiamento della giovane.

Nel mese di settembre era anche stato richiesto un supporto psicologico all’Asl. Il primo appuntamento disponibile era stato fissato per il 21 dicembre. Troppi mesi da attendere per una ragazza che aveva vissuto una tale situazione di disagio. A confermarlo la stessa Daniela Falanga dell’Arcigay di Napoli.

Il suo racconto: «Ho conosciuto Chiara e addolora che non possa più essere ascoltata da chi poteva aiutarla ancora. L’abbiamo seguita, coinvolta in una rete di sostegno importante. Al consultorio le era stata fornita una relazione psicodiagnostica con la richiesta di uno psicologo di base. Ma non tutto funziona come dovrebbe. La legge 35 del 2020 è attuata con lentezza dal sistema sanitario. I tempi dell’Asl sono purtroppo ancora lunghi. Un’attesa insostenibile, la figura dello psicologo di base in casi di estrema fragilità è fondamentale».

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ultimo aggiornamento: 28-10-2022


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