Mostro di Udine, si riapre il caso? Quattordici vittime ancora senza un colpevole

Chiesta con un’istanza la riapertura delle indagini sul caso del Mostro di Udine, uno dei ‘cold case’ più famosi della cronaca nera italiana.

Potrebbe tornare di attualità il fascicolo sul mostro di Udine, uno dei più bui della recente storia italiana. Sono almeno quattordici le donne uccise probabilmente dalla stessa mano tra il 1971 e il 1989. Dodici erano prostitute. In virtù del ritrovamento di reperti mai analizzati, l’avvocato Federica Tosel ha chiesto la riapertura del caso a trent’anni di distanza circa dalla fine (burrascosa) della vicenda. Già, perché il Mostro di Udine ancora non ha un nome né un volto.

Prove non analizzate. chiesta la riapertura delle indagini sul caso del Mostro di Udine

La svolta arriva quasi per caso in occasione delle riprese per il docu-film girato da Sky sul caso. Nel corso delle riprese sarebbero emersi alcuni reperti raccolti dalle forze dell’ordine ma mai analizzati. Nessuna dietrologia o ipotesi di complotto, sia chiaro, semplicemente gli strumenti dell’epoca non permettevano un’analisi esaustiva delle prove in questione.

Il caso del Mostro di Udine

Tra il 1971 e il 1989 in Friuli si compì una vera e propria mattanza, con quattordici persone uccise probabilmente dalla stessa persona. Nasce così il mito del Mostro di Udine, una delle pagine più nere della cronaca italiana, anche perché a distanza di mezzo secolo gli omicidi non hanno ancora un colpevole.

Polizia
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Mostro di Udine, chiesta la riapertura delle indagini

Federica Tosel, avvocato delle famiglie di due delle vittime, ha chiesto di riaprire le indagini, richiesta che sarebbe stata presentata presso la Procura di Udine. La richiesta è stata presentata in seguito al ritrovamento di reperti mai analizzati nel corso delle indagini a causa di una tecnologia che non permetteva l’analisi. L’ipotesi è che oggi, a distanza di trent’anni, quelle prove potrebbero dare un nuovo impulso alle indagini, aprendo un’altra pista investigativa.

Le prove

Si tratterebbe di una ciocca di capelli e di un preservativo usato, due elementi che grazie alle tecnologie odierne potrebbero raccontare una storia e che invece all’epoca non diedero risposte né indizi.

ultimo aggiornamento: 16-03-2019

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