Cina: proteste contro le politiche restrittive

Cina: proteste contro le politiche restrittive

Dopo la decisione di attuare nuove restrizioni sociali, in Cina i lavoratori protestano infiammati dalla rabbia.

Dall’inizio della pandemia, la situazione economica della Cina e di alcuni lavoratori in particolare è ormai precaria. Se a questo adesso si accosta l’attuazione di nuove politiche restrittive, c’è chi non potrebbe più sopportarlo. Lunedì numerosi lavoratori sono scesi nelle piazze protestando contro il governo che con il suo “zero-Covid” sta provocando ingenti danni alle tasche e ai cittadini stessi.

Protesta

In seguito alle restrizioni sociali decide dalle autorità di diverse città cinesi, si sono infiammate le proteste tra i lavoratori che non riesco a tollerare questo tipo di situazione. Le politiche restrittive obbligheranno i locali al chiuso a dimezzare la loro capienza, e quindi anche i propri utili. Il governo però non ha preso bene l’atteggiamento dei manifestanti, e le conseguenze potrebbero essere dure.

Una situazione insostenibile

Isabelle Hilton, fondatrice e consulente senior dell’organizzazione China Dialogue, afferma che le proteste potrebbero portare a un allentamento delle misure Covid, ma le lamentele politiche “riceveranno una risposta molto dura”. Il governo sta cercando di rendere il più difficile possibile il raduno delle persone, ma deve affrontare delle sfide.

Le restrizioni hanno reso difficile per molti andare a lavorare e guadagnarsi da vivere. Un ennessima decisione di questo genere potrebbe far cadere nel baratro le condizioni già precarie delle famiglie in Cina. “La maggior parte delle persone, specialmente i normali lavoratori, sono stati davvero spinti al limite. Alcune persone potrebbero non avere guadagni politici o obiettivi da perseguire, ma lottano quotidianamente per guadagnarsi da vivere “, spiega Howard Zhang, redattore del servizio cinese della BBC.

La protesta per Urumqi

I manifestanti hanno attribuito il bilancio delle vittime dell’incendio di Urumqi, capitale della regione dello Xinjiang, in parte alla politica zero-Covid del governo cinese, per cui hanno perso la vita 10 persone a causa dei ritardi dei soccorsi. Molte nello Xinjiang e altrove confinati nelle loro case per periodi prolungati, sebbene il governo respinga l’affermazione.

Lunedì sera decine di persone si sono radunate nel quartiere centrale degli affari di Hong Kong e nel campus dell’Università cinese. Molte persone tenevano fiori in mano e mettevano candele per precisare la data in cui si è verificato l’incendio. Altri tenevano in mano fogli bianchi, ormai simbolo di dissenso a Hong Kong da quando le autorità hanno vietato slogan e frasi associati ai movimenti di protesta.