“Puntare sui giovani e uniformare retribuzioni in Ue”

Uniformare le retribuzioni in tutta Europa, defiscalizzare le imprese che assumono e una particolare attenzione ai giovani nel mondo del lavoro. Sono le proposte della Confael, la Confederazione Autonoma europea dei lavoratori, il primo sindacato italiano con una visione europea del lavoro. Ne ha parlato il segretario generale, Domenico Marrella.

“Confael nasce nel 2001 proprio con l’idea di portare gli esseri latini e italiani in Europa ma soprattutto con l’intento di riscrivere le regole in un Paese all’interno del quale senza Europa non possiamo andare da nessuna parte. Noi siamo per uniformare le retribuzioni, gli stipendi di tutti i lavoratori dell’intera Ue visto e considerato che siamo all’interno di un unico grande Stato che si chiama Unione Europea dove l’Italia non è altro che una regione. E in una Unione europea dove c’è una moneta unica noi siamo per scrivere la carta costituzionale unica europea per qualsiasi lavoratore assunto e distaccato in qualsiasi Stato dell’Unione e soprattutto uniformare le retribuzioni per far sì che l’Italia non sia il penultimo in classifica, e per fare un esempio un assunto del commercio dove il quarto livello in Italia va prendere 1.200-1.300 euro nette in busta paga, a confronto con un pari livello dello stesso inquadramento con la Germania va a prendere 3-400 euro in meno”.

Tra le proposte del sindacato c’è anche quella di riscrivere la previdenza. “Noi siamo quasi allo strozzamento – ha aggiunto Marrella -, all’imbuto del sistema. La spesa pubblica non riesce ad essere coperta dall entrata e per questo siamo arrivati quasi alla fine di questo effetto imbuto. Per evitare questo si deve fare intanto una grandissima lotta all’evasione, cercare di fare una sorta di accordo, una vera vertenza di lavoro in modo che io cittadino che ho problemi con l’erario o con gli enti preposti, vedi Equitalia, se ho delle sanzioni e devo pagare diverse somme arretrate chiediamo l’abolizione di interessi e more, l’abbattimento del 70% del dovuto e il 30% finale da spalmarlo in 5 anni in maniera tale che chi ha un debito nei confronti dell erario, possa diventare un nuovo contribuente che possa aiutare a rinnescare il mercato del lavoro ed aumentare il gettito che serve ad andare a coprire pensioni, ammortizzatori sociali e immettere nel ciclo produttivo una serie di giovani perché oggi la disoccupazione giovanile è passata da un tasso del 42-43% in alcune zone del mezzogiorno oggi sfiora il 50%”.

La Confael pone un’attenzione particolare ai giovani. “I miei collaboratori – ha sottolineato Marrella – mi chiamano un Peter Pan perché al recente congresso che, ho avuto l’onore di presenziare ed essere riconfermato per i prossimi 5 anni, abbiamo lanciato la proposta per la costituzione del parlamento mondiale dei giovani perché ogni anno a Roma il primo maggio vogliamo portare un giovane che si sia distinto nel suo paese per spiccate capacità professionali e lavorative affinché possa mettere a confronto le sue capacità la sua cultura, il suo costume, le sue tradizioni in un mondo globalizzato e che possa mettere insieme una nuova concezione della figura dell uomo perché in questa nuova era siamo tutti sui social, tutti parliamo senza fili ma il contatto umano, il confronto delle nuove generazioni ci deve essere a Roma, centralità del mondo, centralità anche direi della chiesa”.

Il segretari della Confael si dice poi favorevole ad una defiscalizzazione vera delle imprese che assumono. “Noi siamo per la defiscalizzazione e decontribuzione vera e reale della imprese, cioè diciamo che non tre ma per cinque anni chi apre nuove imprese per le imprese in crisi per le aree del mezzogiorno e nelle aree svantaggiate far sì che chi viene assunto o in una logica di nuovo turn over sia nel pubblico che nel privato, defiscalizzare la nuova impresa al 50-60% al 100% magari per i primi 3 anni e poi leggermente in meno, dove da una parte ti consente di assumere e investire sui giovani, dall’altra vuoi con la defiscalizzazione, vuoi con l’affiancamento ai lavoratori più anziani che devono far posto ai giovani e l’utilizzo più concreto e mirato del part time. Ma soprattutto vogliamo creare un rapporto nuovo tra l’impresa e il lavoratore come in Europa dove i lavoratori sono parte attiva dell’azienda, partecipano agli utili dell impresa e ci sono le forme come i contratti aziendali di secondo livello e poi c’è la busta paga all’interno della quale si possono mettere dei premi di produzione affinché il lavoratore si senta parte attiva dell’azienda. Quindi basta il muro contro muro che sono 70 anni che Cgil, Cisl e Uil hanno creato perché è cambiato il mondo, siamo in una nuova era è vero che siamo in un mondo globalizzato e soprattutto per le nuove generazioni siamo per riscrivere le regole”.

Fonte: www.askanews.it

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