“La mancanza di incoraggiamento non mi ha mai fermato. Ero il tipo di persona che non si lasciava abbattere”.
Al di fuori dell’ambito legale e dei confini statunitensi Constance Baker Motley, giudice e politica di New York, non è così conosciuta. Eppure è stata una figura fondamentale per l’affermazione dei diritti non solo dei neri ma anche delle donne, dandone prova con la sua stessa vita.
Nata nel Connecticut da genitori immigrati dai Caraibi – padre cuoco e madre lavoratrice domestica -, dopo aver studiato in un college tradizionalmente frequentato da afroamericani, ottenne, circostanza per l’epoca tutt’altro che scontata, di essere ammessa alla prestigiosa Columbia School of Law dove si laureò in giurisprudenza nel 1946.
Dotata, caparbia e intraprendente, durante il secondo anno di studi, Constance riuscì a farsi assumere come assistente dal giudice Marshall, futuro componente della Corte Suprema, che le assegnò i casi della Corte Marziale archiviati dopo la seconda guerra mondiale. L’esperienza si rilevò una notevole palestra quando, dopo la laurea, incominciò ad occuparsi di diritti civili, facendosi assumere da un’organizzazione, l’LDF, ove collaborò alla preparazione della difesa di Martin Luther King.

Constance incominciò a farsi conoscere nel 1950, affiancando di nuovo il Giudice Marshall e scrivendo il testo della sentenza dello storico caso “Brown v.Board of Education” che consentì agli studenti neri di iscriversi all’Università del Texas sino ad allora riservata ai bianchi, ma è nel 1962 che si afferma, arrivando a ricoprire un ruolo sino allora mai rivestito da una donna afroamericana.
Baker Motley fu infatti la prima donna afroamericana a discutere un caso davanti alla Suprema Corte degli Stati Uniti, assistendo vittoriosamente James Merdith, il primo studente nero a frequentare l’Università del Mississippi, divenendo, da lì in poi, una paladina nella battaglia contro la segregazione razziale.
Già due anni dopo, nel 1964, fu eletta al Senato dello Stato di New York e si occupò dell’uguaglianza abitativa per gli inquilini di maggioranza nera e latinoamericana.
La svolta nel 1966
La data storica fu però il 26 gennaio del 1966, quando il Presidente degli Stati Uniti Lyndon Johnson la nominò a un seggio presso il Tribunale Distrettuale degli Stati Uniti per il distretto meridionale di New York.
A questo punto Constance Baker Motley, divenne la prima giudice federale donna afroamericana.
Naturalmente la nomina suscitò scalpore tanto che ci fu chi, come il sentore Eastland del Mississippi, ricordando la sua opera di desegregazione razziale, cercò inutilmente di impedirne la nomina, accusandola anche di essere membro del Partito Comunista ma Baker Motley mantenne il suo ruolo.
I casi più eclatanti
Durante il suo incarico, la giudice presiedette una serie di casi attinenti a discriminazioni di vario genere, decisi con sentenze che innovarono profondamente il diritto: fu così nel caso “Sullivan vs Cromwell” dove i querelanti avevano accusato uno studio legale di discriminazione sessuale.
Celebre anche il caso “Belknap vs Leary” che fece molto discutere l’opinione pubblica anche oltre i confini degli Stati Uniti: la giudice ammonì infatti la polizia di New York per non aver fornito una protezione adeguata ai manifestanti contro la guerra del Vietnam.
Sempre in tema di discriminazioni, un’altra sentenza che fece epoca ed ebbe risonanza mondiale fu pronunciata da Baker Motley nel 1978. Il caso era quello della giornalista sportiva Melissa Ludtke che citò in giudizio il commissario di baseball della Major League, il presidente della Lega Americana e altri funzionari, contestando la politica di genere degli Yankees che vietava alle giornaliste donne di entrare nei loro spogliatoi per le interviste.
Motley riconobbe la politica come discriminatoria e statuì che la giornalista doveva essere autorizzata ad entrare nello spogliatoio creando un precedente rimasto indiscusso.
Per il suo impegno contro la segregazione razziale, per il suo ruolo di apripista e per il suo lavoro di giudice Constance fu insignita di molteplici onorificenze sino ad essere inserita, nel 1993, nella National Women’s Hall of Fame.