La Consulta sulla diffamazione a mezzo stampa: “Carcere solo in casi di eccezionale gravità. Articolo 13 incostituzionale”.

ROMA – La Consulta si è pronunciata sulla diffamazione a mezzo stampa dopo le questioni sollevate dai Tribunali di Salerno e Bari. Come riportato dall’Adnkronos, l’Ufficio Stampa della Corte ha confermato l’incostituzionalità dell’articolo 13 della legge sulla stampa. Si tratta di una norma che fa scattare in caso di condanna la reclusione da uno a sei anni insieme al pagamento della multa.

La Consulta: “Serve l’intervento del legislatore”

Nella sentenza, che sarà pubblicata nelle prossime settimane, è stato chiesto un intervento da parte del legislatore per assicurare un adeguato bilanciamento tra libertà di manifestazione del pensiero e tutela della reputazione individuale.

Un cambio di rotta obbligatorio visto i pericoli sempre maggiori connessi all’evoluzione dei mezzi di comunicazione, già evidenziati nell’ordinanza nel 132″.

Fnsi: “Sentenza storica”

La decisione della Consulta è stata commentata da Raffaele Lorusso, segretario generale della FNSI: “La sentenza ha una portata storica. I giudici, infatti, sanciscono l’illegittimità costituzionale della pena detentiva per i giornalisti, così come prevista dall’articolo 13 della legge sulla Stampa. Altrettanto importante è il richiamo, in riferimento all’articolo 595 del codice penale, alla giurisprudenza consolidata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, che ammette la pena carceraria soltanto nei casi più gravi di diffamazione con istigazione alla violenza o hate speech“.

A questo punto – ha aggiunto – diventa fondamentale l’intervento del Parlamento, chiamato a mettere a punto una normativa di riordino, compito al quale, fino ad oggi, si è sempre sottratto, obbligando la Corte Costituzionale a intervenire […]. E’ una vittoria del sindacato dei giornalisti, i cui legali hanno sollevato l’eccezione di incostituzionalità dinanzi al Tribunale di Salerno. Il lavoro deve continuare per far sì che l’intera materia venga regolata dal Parlamento trovando il giusto bilanciamento tra libertà di manifestazione del pensiero e la tutela della sfera individuale di ciacun cittadino“.


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