Nuove tensioni tra il Pd e il Movimento 5 stelle. Poi c'è il nodo Renzi

Nuove tensioni nella maggioranza di governo

Tensioni nella maggioranza di governo, Pd e Movimento 5 stelle divisi su tre temi chiave. Poi ci sono gli ultimatum di Matteo Renzi.

Oltre alle bordate di Matteo Renzi, a preoccupare il premier Giuseppe Conte ci sono gli attriti tra il Pd e il Movimento 5 stelle.

Sede PD
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Gli spettri alle spalle di Conte

Con il trascorrere dei giorni la politica nuda e cruda sta riprendendo piede togliendo spazio anche sui media all’emergenza coronavirus. E alle spalle del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte stando prendendo forma le ombre delle tensioni tra le due principali forze di maggioranza, Pd e M5s.

Giuseppe Conte
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Le tensioni tra Partito democratico e Movimento 5 stelle

Il decreto Aprile, la questione Autostrade e il reddito di Cittadinanza sono le tre spine che dividono il Partito democratico e il Movimento 5 stelle e che potrebbero sfociare in un contrasto aperto a meno che il premier Conte non riesca ancora una volta ad adempiere nel migliore dei modi al ruolo di mediatore tra le parti. Dem e pentastellati hanno dimostrato di avere visioni discordanti anche sulla fase 2, ma in tal senso Conte può giocare di sponda con il Comitato Tecnico Scientifico, legittimando così le sue decisioni che comunque sono destinate a scontentare qualcuno.

Giuseppe Conte
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Renzi, “Se Conte sceglie il populismo farà a meno di noi”

Come se non bastasse, in questo contesto c’è anche il pressing del leader di Italia Viva Matteo Renzi, che da una parte assicura il sostegno alla maggioranza e dall’altra detta le condizioni a suon di ultimatum. Un comportamento che di certo non aiuta a distendere gli animi.

Ancora nella giornata del 3 maggio, ai microfoni de il Corriere della Sera, il senatore toscano utilizza toni che possono suonare come minatori. Politicamente parlando, ovviamente.

Ho chiesto a Conte di decidere. Tocca a lui, non a noi. Durante la fase 1, quella della paura, il premier ha rassicurato gli italiani. Ora siamo fuori dall’emergenza. Le terapie intensive sono a quota 1.500 su diecimila posti disponibili. Dobbiamo allora ripartire perché ogni giorno di ritardo provoca licenziamenti e fallimenti. Ripartire in sicurezza, ma ripartire. E sono terrorizzato che ci sia una decimazione delle donne che lavorano: i figli a casa sono un problema per la società, non solo delle mamme. Qualcuno dovrà pur dirlo. Il mio appello a Conte è semplice: decidi. Se il premier sceglie il populismo, farà a meno di noi. Se sceglie la politica seria, ci saremo. Tocca a lui, non a noi decidere“.

ultimo aggiornamento: 03-05-2020

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