Caos rimpatri nell’emergenza coronavirus, botta e risposta tra la Farnesina e Bruxelles.

Nel pieno dell’emergenza coronavirus, uno dei problemi forse sottovalutati è quello dei rimpatri, di tante persone che hanno chiesto – e continuano a farlo – di poter tornare in Italia. Qualcuno c’è riuscito, molti altri no, anche a causa dei prezzi dei biglietti, e continuano ad attendere un aiuto da parte del governo.

Le nuove linee guida per viaggiare in UE e non

Luigi Di Maio
Luigi Di Maio

Emergenza coronavirus, c’è il nodo rimpatri

Stando a stime attendibile, gli italiani all’estero che vorrebbero tornare in Patria sono circa settemila e si trovano di fatto in giro per il mondo, dal Nord Europa all’America del Sud passando per l’Australia. Molte di queste persone avevano acquistato un biglietto per il ritorno in Italia, ma il loro volo è stato cancellato o riprogrammato per l’emergenza coronavirus.

Per molti il problema principale è legato al prezzo del biglietto. Alcuni voli sono stati messi gratuitamente a disposizione degli italiani all’estero, ma da diverse zone del mondo si viaggia solo a pagamento. E a prezzi gonfiati.

Ritardo Aereo
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Botta e risposta tra la Farnesina e Bruxelles sui rimpatri

Il nodo burocratico è quello legato ai fondi per i rimpatri europei, che arrivano a coprire dal punto di vista del pagamento anche il 75 per cento dei viaggi.

Luigi Di Maio ha specificato, come riportato da la Repubblica, che “il Regolamento del Meccanismo Unionale di protezione civile prevede che esso possa essere attivato solamente per Paesi in cui non esiste opzione commerciale di rientro […]. Questo per evitarne l’uso eccessivo, per assicurare rispetto dei principi di solidarietà, equità e proporzionalità. E che ci dovevano essere anche altri cittadini europei sul volo”.

Inoltre l’Ue procederebbe con l’erogazione del contributo a fronte di un anticipo dell’intero costo del volo da parte dello Stato. Inoltre le norme per il distanziamento sociale fanno dell’Italia un Paese difficile da gestire.

Da Bruxelles fanno sapere che non esiste un limite numerico ma i voli devono portare a bordo anche cittadini provenienti da altri paesi dell’Unione europea. Inoltre l’Ue specifica che accoglie tutte le richieste ma che il meccanismo di Protezione Civile deve essere attivato dalle autorità nazionali.


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