Vacanze al mare, come saranno le spiagge ai tempi del coronavirus

Vacanze al mare, come saranno le spiagge ai tempi del coronavirus

Coronavirus e vacanze al mare, come si stanno preparando gli stabilimenti balneari per mettere in sicurezza le spiagge.

Arrivati ormai al mese di maggio, i riflettori si spostano lentamente sulle spiagge italiane in vista delle vacanze estive. Si parte da una certezza di fondo. Il governo e le associazioni di categoria hanno una missione: salvare le vacanze. In caso contrario si rischierebbe un contraccolpo notevole sull’economia del nostro Paese. Se la montagna sembra essere più facile da gestire tra sentieri e vallate, per quanto riguarda il mare la gestione degli spazi sembra decisamente più complicata. E così tutte le parti in causa sono al lavoro per definire un piano generale, che ovviamente poi potrebbe cambiare alla luce della situazione regionale.

I problemi di carattere organizzativo: chi controlla la spiaggia libera?

Le vacanze al mare nascondono un problema decisamente delicato. L’organizzazione degli spazi per il rispetto delle norme di distanziamento sociale può essere in qualche modo garantita dai lidi, dagli stabilimenti balneari. Con un protocollo di sicurezza in mano, i gestori delle spiagge possono disporre gli ombrelloni a distanza ed eventuali protezioni, nel caso in cui fossero consigliate o disposte.

L’accesso allo stabilimento, inoltre, può essere controllato e contingentato. Sulle spiagge libere no. Ma si può costringere tutti a pagare ingresso e ombrellone per andare a mare. No. Non ci sono altre risposte. Sarebbe una decisione inaccettabile. A meno che il governo non stanzi i fondi per le vacanze a mare per le famiglie con reddito basso. Ma anche in questo caso i problemi non sarebbero risolti.

Chi entrerebbe nello stabilimento? Le prime persone che riescono a staccare il biglietto? E se dovessero rimanere fuori famiglie con bambini che si fa? Le incognite organizzative sono tante e di difficile risoluzione. Il tutto senza contare le disposizioni anti-coronavirus, che sembrano addirittura il problema minore.

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Coronavirus, l’organizzazione delle spiagge

I gestori degli stabilimenti comunque hanno le idee abbastanza chiare per le garantire vacanze Covid-Free o quasi. Termoscanner all’ingresso dello stabilimento, una sorta di autocertificazione con la quale si dichiara di non essere sottoposto alla misura di quarantena, dispenser con gel igienizzante e personale sulla spiaggia incaricato di controllare che tutti rispettino le regole. Ovviamente si procederebbe con la sanificazione di tutti gli spazi.

Uno dei problemi da risolvere resta quello della distanza tra gli ombrelloni. La sensazione è che la politica e il Comitato Tecnico Scientifico ragionino in metri. Una discriminante inaccettabile in un paese noto anche per le sue spiagge strette e lunghe o con gli scogli. Disporre una distanza di dieci metri tra gli ombrelloni significherebbe costringere diversi stabilimenti a non aprire i battenti per tutta la stagione estiva.

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