Atterrati 267 afghani a Fiumicino sul volo umanitario

Atterrati 267 afghani a Fiumicino sul volo umanitario

Corridoio umanitario aperto per i profughi afghani dalla società civile italiana.

All’aeroporto di Fiumicino ieri sono atterrati 267 profughi afghani con il volo del primo corridoio umanitario organizzato dalla comunità di Sant’Egidio. “L’Italia ve l’aveva promesso” ha dichiarato ai profughi arrivati a Roma tra cui molti bambini la viceministra degli esteri Sereni. Molti di questi erano scappati l’anno scorso con la ripresa di Kabul da parte dei talebani. Fuggiti in Pakistan, Iran e altri paesi vicini dal regime afghano.

I profughi sono stati contattati dalle ong con cui avevano collaborato. Sono arrivati a bordo di un aereo Solidaire in collaborazione con Open Arms che opera in mare. Il carburante per il viaggio è stato pagato con una raccolta fondi. Un lavoro di un anno ma che alla fine è riuscito a portare – almeno – oltre duecento profughi afghani.

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Accoglienza sicura promossa dalla comunità di Sant’Egidio

Un viaggio tranquillo e sicuro al posto delle traversate a piedi tra vessazioni e intemperie o rimandi indietro ai confini o attraverso il Mediterraneo in balia dei gommoni e degli scafisti. Un arrivo legale e regolare promosso dalla comunità di Sant’Egidio che ha iniziato a scommettere sui corridoi umanitari con i siriani via Libano. Ad oggi conta oltre 5mila arrivi sicuri in Europa. Migliaia di volontari gestiti dalla Tavola valdese e l’Arci che organizzano e garantiscono l’accoglienza e l’inserimento dei rifugiati insieme a Caritas, Unhcr e Chiese Evangeliche.

Nei prossimi giorni arriverà un altro aereo con circa altri 200 profughi dall’Afghanistan. “I corridoi sono vie legali che permettono all’Italia di colmare un deficit di manodopera sempre più evidente” ha dichiarato il presidente di Sant’Egidio Impagliazzo. “Con la legge attuale se un imprenditore vuole assumere dall’estero non può. Invece con i corridoi il 95% almeno di chi arriva si inserisce e diventa autonomo e produttivo”. Tutto ciò avviene anche grazie ad una corsia preferenziale del governo che garantisce i documenti in due anni anziché cinque.

“Il segreto è nell’accoglienza diffusa, basata su volontari e parenti già inseriti in Italia. Essere accompagnati uno per uno è diverso che essere abbandonati in un centro chiuso al resto del mondo” ha concluso il presidente della comunità Sant’Egidio.