Guerriglia urbana a Torino, sassi contro la Polizia e cori contro Di Stefano. E Salvini fa discutere…

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Scontri a Torino, città sotto assedio per l’arrivo di Simone Di Stefano. Lancio di sassi contro la Polizia al grido di “A Torino come a Palermo”.

TORINO – Era da anni che la campagna elettorale e la corsa alle elezioni non suscitava in Italia una reazione tanto violenta e decisa da parte dei cittadini e dei gruppi giovanili.

La questione legata ai migranti ha creato una frattura notevole nel nostro paese togliendo la polvere su parole, di cui spesso si abusa, come Fascismo e Comunismo. Destra e Sinistra, un po’ distorte certo, tornano a fronteggiarsi nelle strade quasi come negli Anni di Piombo.

Questa volta teatro di scontri e tafferugli è stata la città di Torino che ha risposto con un corte anti-Fascista all’arrivo di Simone Di Stefano, candidato premier di CasaPound. Il corteo ha provato a raggiungere l’albergo dove alloggiava Di Stefano ma è entrato in contatto con gli agenti di Polizia.

È iniziato così un fitto lancio di pietre, bombe carta e bottiglie che hanno ferito sei uomini della Polizia, uno dei quali è stato costretto a sottoporsi a intervento chirurgico.

Le circa duecento persone del corteo sono poi riuscite ad aggirare il cordone di sicurezza portandosi di fronte all’albergo. Tra gli slogan urlati dal corteo A Torino come a Palermoun chiaro riferimento all’esponente di Forza Nuova legato e picchiato

I manifestanti sono stati dispersi dalla Polizia che ha dovuto fare ricorso agli idranti. Alcuni membri del corteo a questo punto si sono diretti verso la stazione ferroviaria di Porta Susa dove hanno divelto le recinzioni di un cantiere da cui hanno preso pietre e calcinacci che hanno poi lanciato contro gli uomini delle Forze dell’Ordine.

Matteo Salvini: “Questi ragazzi fanno quello che fanno perché quando tornano a casa nessuno gli fa nulla”

Sui fatti di Torino è intervenuto anche il leader della Lega Matteo Salvini, il quale ha fatto discutere per il suo commento parso un po’ troppo superficiale e forse poco consapevole della situazione in Italia: “A Torino questi ragazzi fanno quello che fanno perché stasera quando tornano a casa nessuno gli fa nulla: se vai dalla mamma e dal papà e gli fai pagare i danni vedrai che la prossima volta restano a casa a studiare. Alle idee si risponde con idee, mai con violenza. Nell’Italia che ho in testa io la polizia si occupa degli spacciatori non dei figli di papà“.

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ultimo aggiornamento: 23-02-2018

Nicolò Olia