Corvette 2013 sotto attacco hacker

Una Corvette dotata di scatola nera viene violata dagli hacker “buoni” per dimostrare che le tecniche di hacking possono colpire qualsiasi dispositivo elettronico montato su un’auto.

Quelli di CSI Cyber non sono ancora intervenuti, ma probabilmente le Agenzie di sicurezza statunitensi, da cui trae ispirazione la celebre serie televisiva sui crimini commessi nel web invisibile, hanno alzato quantomeno le antenne. Si susseguono in modo preoccupante le plateali dimostrazioni di quanto siano vulnerabili i dispositivi elettronici installati sulle nostre auto.

Dopo Jeep Cherokee e Testla Model S, è stata la volta di una Chevrolet Corvette del 2013 ad essere violata da due ricercatori dell’Università della California che attraverso la “scatola nera” – il dispositivo utilizzato da alcuni assicurazioni telematiche anche in Italia per monitorare l’uso della vettura e lo stile di guida del conducente a fronte di un notevole sconto sul premio assicurativo – sono penetrati nel CAN-bus, il network che collega le unità di controllo elettronico della vettura, ed hanno potuto così comandare a distanza, inviando semplicemente degli Sms da uno smartphone, i tergicristalli e i freni della Corvette.

La dimostrazione, perché solo di dimostrazione si è trattata, è stata voluta e sponsorizzata dalla edizione americana di Wired che ne ha raccontato le diverse fasi. Si scopre così che i ricercatori hanno avuto la possibilità di accedere fisicamente all’interno della vettura. Individuata la scatola nera vi hanno collegato un particolare dispositivo che consente di controllare da remoto quasi tutti i sistemi del veicolo al quale viene associato. Dopo di che è bastato attivarlo con un Sms.

Come sempre più spesso accade la realtà supera la fantasia. Quelli che appaiono trucchi cinematografici ad effetto come il blocco simultaneo delle portiere e l’intervento di un invisibile pilota che prende il controllo della vettura facendole compiere mille acrobazie, mentre il conduttore in carne ed ossa resta basito e impotente, sono ormai scenari possibili del nostro vivere quotidiano.

È facile e scioccante immaginare cosa succederebbe se le tecniche di hacking utilizzate per “dimostrazione” dagli hacker “buoni” fossero invece impiegate da quelli “cattivi” o ancor peggio da cellule terroriste. Ad ogni “dimostrazione” corrisponde l’immediato intervento del produttore del software che si affretta a chiudere le falle e a rendere inviolabile il dispositivo attaccato. Ma ormai l’elettronica la fa da padrona sulle nostre auto. Il test californiano dimostra che non sono soltanto i sistemi di infotainment ad essere vulnerabile, ma qualunque dispositivo, comprese le “scatole nere”. Occorre che le Case automobilistiche in primis se ne rendano conto e pretendano dal propri fornitori assoluta garanzia sulla inviolabilità dei sistemi. Negli Stati Uniti la questione della cyber sicurezza è ormai materia del legislatore che si appresta a dettare severe regole. Quando l’Europa si accoderà, non è ancora dato saperlo. Nel frattempo l’allarme rimbalza sul web.

ultimo aggiornamento: 13-08-2015

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